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Banche, c’è l’accordo Ue sulla vigilanza

Dopo tre mesi di intense trattative, Consiglio e Parlamento hanno trovato ieri qui a Bruxelles un accordo di massima sul trasferimento della vigilanza bancaria dagli stati membri alla Banca centrale europea. Una prima sofferta intesa era stata raggiunta dai 27 in dicembre. Pur parziale, la riforma è un passaggio essenziale nella trasformazione della zona euro in una unione bancaria, anche se la gestione della crisi cipriota sta mettendo drammaticamente in dubbio il processo di integrazione europea.
«La vigilanza unica – ha detto ieri in un comunicato il ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan, presidente di turno dell’Ecofin – è un elemento cruciale dell’unione bancaria e un passaggio chiave nel tentativo di spezzare il circolo vizioso tra bilanci bancari e bilanci sovrani». La centralizzazione della sorveglianza bancaria presso la Bce, che riguarda principalmente i 17 Paesi della zona euro ma non solo, è propedeutica alla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del meccanismo europeo di stabilità Esm.
L’obiettivo è di evitare che il denaro vada a pesare sui debiti nazionali. I governi si sono impegnati a decidere le linee-guida della ricapitalizzazione diretta delle banche entro metà anno. Il compromesso annunciato ieri riguarda in particolare il controllo del Parlamento: i deputati avranno un ruolo importante nella nomina del presidente e del vice presidente del consiglio di sorveglianza alla Bce. L’intesa conferma anche l’equilibrio tra Paesi zona euro e Paesi extra zona euro trovato a suo tempo dai 27.
L’accordo tra Parlamento e Consiglio giunge però in un momento delicatissimo, mentre la crisi cipriota mostra quanto l’idea di una unione bancaria sia ostaggio degli interessi nazionali. La scelta di tassare i conti correnti ciprioti pur di chiedere al Paese un contributo al salvataggio delle banche nazionali ha creato una crisi politica nell’isola, e messo in dubbio l’idea di una strategia europea sulla garanzia comune dei depositi, un altro tassello dell’unione bancaria.
La vicenda cipriota sta quindi provocando enorme incertezza, non solo sulla permanenza dell’isola nella zona euro, ma anche sul futuro stesso dell’unione bancaria. Al di là degli ultimi eventi ciprioti, il compromesso sulla vigilanza bancaria prevede che solo gli istituti più importanti – circa 150, vale a dire tra gli altri quelli con attivi per oltre 30 miliardi – saranno sorvegliati dall’istituto monetario. La maggioranza delle banche rimarranno sotto il controllo nazionale, salvo scelta contraria da parte della Bce.
Proprio ieri parlando a Francoforte, il presidente della Bce Mario Draghi ha messo l’accento ancora una volta sulla frammentazione del settore bancario in Europa: «Ha comportato una trasmissione irregolare dei tagli ai tassi d’interesse alle famiglie e alle imprese della zona euro». Il banchiere centrale ha confermato che l’istituto monetario sta studiando possibili riforme al sistema di collaterale da utilizzare nelle operazioni di rifinanziamento della Bce per renderlo più efficiente.
Dopo l’accordo di ieri sulla sorvegianza creditizia, Parlamento e Consiglio devono ancora trovare un’intesa sul ruolo dell’Autorità bancaria europea (nota con l’acronimo inglese EBA) che continuerà a regolamentare il mercato unico. Il compromesso raggiunto sulla vigilanza bancaria dovrà essere ora approvato sia dall’Ecofin che dall’assemblea parlamentare. Secondo la stessa Bce, ci vorrà circa un anno perché l’istituto monetario possa essere in grado di vigilare pienamente sulle banche di cui sarà responsabile.

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