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Banche, c’è l’accordo sul fondo fino a 6 miliardi

Parte il progetto «Atlante»: risorse per gli aumenti di capitale e le cartolarizzazioni di sofferenze
C’è l’accordo per il fondo di stabilizzazione del sistema bancario italiano. Il fondo “Atlante”, con dote fino a 6 miliardi (più il debito), che dovrà intervenire sulle quote (eventualmente) scoperte dei prossimi aumenti di capitale e in un secondo momento acquistare i titoli derivanti da cartolarizzazioni di crediti deteriorati. Che, novità rilevante, dovrebbero essere ceduti a un valore tendenzialmente in linea con quello di carico delle banche, e dunque lontano dai prezzi attualmente in circolazione sul mercato.
L’avvio formale del fondoè previsto nei prossimi giorni. Ma ieri, nel corso di tre riunioni che si sono tenute al Mef, si è definita l’architettura del progetto e il probabile perimetro dei sottoscrittori: le principali compagnie assicurative (da cui ci si attende un miliardo), le Fondazioni (500 milioni) e soprattutto le banche, da cui arriveranno 3 miliardi (un miliardo a carico di Intesa e UniCredit, il terzo degli altri ma non di Mediobanca, che si è chiamata fuori). A loro si dovrebbe poi aggiungere la Cdp, con una cifra di 5-600 milioni, e con un ammontare analogo la Sga, Società per la gestione delle attività, cioè la società pubblica creata nel 1997 per il salvataggio del Banco di Napoli, che in poco più di 15 anni è riuscita a recuperare l’85% dei prestiti non rimborsati all’istituto di via Toledo, oggi finito dentro a Intesa Sanpaolo. La Sgr chiamata a gestire il fondo sarà Quaestio Capital Management sgr, guidata da Alessandro Penati, che fa capo per il 37,6% a Fondazione Cariplo.
Elementi, questi, che saranno messi nero su bianco su un dossier completo promesso a tutti i potenziali sottoscrittori e atteso per oggi. Ma ieri, si diceva, sono state definite le linee generali del progetto, a cui si starebbe lavorando con due advisor (Bofa BerrillLynch e Bonelli Erede) da circa un mese tra Roma, Bruxelles e Francoforte, visti gli avalli necessari di Commissione europea e Bce. L’intensa giornata di ieri si è aperta al mattino con un primo vertice tra il ministro Padoan, il governatore Ignazio Visco e il vice dg di Via Nazionale, Fabio Panetta, i ceo di Intesa, UniCredit e Ubi, il presidente e ad di Cdp, Claudio Costamagna e Fabio Gallia, Marco Morelli di Bofa e i rappresentanti di Bonelli Erede; definito lo schema, alle 14 è stato presentato ai rappresentanti delle principali compagnie assicurative (tra cui Poste Vita, oltre a Generali, UnipolSai e Cattolica), mentre alle 18 è stata la volta dei ceo delle prime 13 banche italiane, cioè tutte le principali fino al CreVal, comprese le straniere presenti in Italia ma non Mediobanca né le quattro banche che, per via degli aumenti in essere, o del monitoraggio più stretto della Bce, verosimilmente non potranno contribuire al fondo: Popolare Vicenza, Veneto Banca, Carige e Mps. A tutti i presenti è stato richiesto di determinare la propria quota di partecipazione nel giro di qualche giorno, o comunque in tempo utile per la ricapitalizzazione della popolare vicentina, che avvierà l’aumento lunedì prossimo: esaminato il materiale, è probabile che banche, assicurazioni e fondazioni convochino entro la settimana i propri organi per assumere le delibere necessarie.
Come accennato, il fondo si chiamerà Atlante e sarà un Fondo d’investimento alternativo. Obiettivo, annuncia una nota diffusa ieri sera da Quaestio Sgr, sostenere la ricapitalizzazione delle banche italiane e favorire la cessione delle sofferenze del sistema: «A seguito di incontri con un vasto numero di investitori istituzionali, banche, assicurazioni, fondazioni bancarie e Cdp – si legge nella nota – Quaestio ha raggiunto un importante numero di adesioni per lanciare il Fondo Atlante». La finalità, si esplicita, è «assicurare il successo degli aumenti di capitale richiesti dall’Autorità di Vigilanza a banche che oggi si trovano a fronteggiare oggettive difficoltà di mercato, agendo da back stop facility». In pratica, il fondo interverrà nella fase finale della raccolta ordini, nel caso in cui si profili dell’inoptato; tuttavia, si sarebbe detto ieri, la presenza stessa del fondo Atlante potrebbe modificare radicalmente la percezione da parte del mercato sugli aumenti, addirittura riducendo a zero la quota di inoptato. Si vedrà.
Il secondo obiettivo sono le sofferenze: Atlante «concentrerà i propri investimenti sulla tranche junior di veicoli di cartolarizzazione, potendo far leva su quelle a maggior seniority per le quali c’è un manifesto interesse da parte degli investitori». In sostanza, come anticipato nei giorni scorsi da Il Sole 24 Ore, il fondo interverrà a valle di cartolarizzazioni, che potranno avvalersi delle garanzie pubbliche per le tranche senior (le Gacs) e che dovrebbero avvenire su prezzi più alti da quelli attualmente praticati dal mercato, cioè in linea con i valori di carico delle banche.
E i rendimenti? Atlante «vuole generare benefici non solo per gli investitori nel Fondo, offrendo rendimenti interessanti alla luce dell’attuale scenario dei tassi, nonché la possibilità di avvantaggiarsi del possibile incremento di valore dei titoli bancari e della ripresa in atto del mercato immobiliare». Questo per ora, ulteriori dettagli nei prossimi giorni.

Marco Ferrando

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