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Banche, carte sempre in chiaro

Anche in corso di causa la banca è obbligata a consegnare la documentazione richiesta. Il comma 4 dell’art. 119 del Testo unico bancario dispone espressamente che il cliente ha diritto di ottenere entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni, con addebito dei costi di produzione di tale documentazione. La Corte di cassazione è recentemente intervenuta sull’argomento (sez. I, sent. 11 maggio 2017 n. 11554) precisando che tale diritto può essere esercitato anche in corso di causa e a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo. I giudici hanno evidenziato che la norma «non contempla, o dispone, nessuna limitazione che risulti in un qualche modo attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale dei rapporti tra correntista e istituto di credito. D’altra parte, non risulta ipotizzabile ragione che, per un verso o per altro, possa giustificare, o anche solo comportare, un simile risultato». Perciò, il diritto non è limitato alla fase precedente l’instaurazione del procedimento giudiziario da parte del cliente ma può essere legittimamente esercitato anche in corso di causa: diversamente opinando, si andrebbe a trasformare un diritto del cliente in una ingiustificata penalizzazione della propria posizione, peraltro in contrasto con il chiaro dettato normativo.

Si conferma, in questo modo, la valenza del richiamato art. 119 che viene a porsi tra i più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza riconosce ai clienti degli istituti di credito. A fronte di detto diritto, deve individuarsi un vero e proprio obbligo in capo all’intermediario, vigente sia durante il rapporto sia nel decennio successivo alla sua conclusione.

Inoltre, secondo i giudici, non può ritenersi che l’esercizio del diritto del cliente sia in qualche modo subordinato al rispetto di determinare formalità espressive o di date vesti documentali; né, tantomeno, che la formulazione della richiesta, quale atto di effettivo esercizio di tale facoltà, debba rimanere affare riservato delle parti del relativo contratto o, comunque, essere non conoscibile dal giudice o non transitabile per lo stesso. E ciò in quanto simili eventualità si tradurrebbero, in ogni caso, in appesantimenti ed intralci dell’esercizio del potere del cliente, non previsti dalla legge e palesemente contrari, altresì, alla funzione propria dell’istituto.

Da parte sua, il cliente deve fornire quegli elementi minimi che consentano alla banca di individuare con certezza i documenti richiesti: sul punto la Corte di cassazione, in una sentenza risalente ma ancora attuale (n. 11004/2006), ha ritenuto sufficiente l’indicazione dei dati del cliente, del tipo di rapporto (non necessariamente anche il numero), del periodo temporale in cui effettuare la ricerca.

È bene evidenziare che la mancata consegna nel termine previsto ovvero la sua produzione in udienza oltre lo stesso termine deve ritenersi comportamento per il quale il cliente possa richiedere il risarcimento dei danni (provandone la sussistenza e l’ammontare) e, sotto il profilo processuale, possa essere valutabile ai fini della condanna alle spese.

Mario Petrulli

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