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Banche, Bruxelles presenta i criteri del fondo anti-crisi

La Commissione europea ha presentato ieri gli attesi metodi di calcolo dei contributi che gli istituti di credito saranno chiamati a versare nei futuri fondi di risoluzione bancaria nazionali ed europeo. Questi strumenti finanziari – legati al nuovo sistema di gestione delle crisi creditizie nella zona euro – devono servire a gestire eventuali fallimenti societari. L’esecutivo comunitario ha scelto un metodo di calcolo che considera sia la taglia della banca che la sua rischiosità. Nel presentare l’atto delegato, la Commissione ha spiegato che il contributo avrà due parti: una parte fissa che dipenderà dalle passività dell’istituto di credito (esclusi i fondi propri e i depositi protetti). «Tanto più grande è la banca, tanto più elevata sarà la parte fissa del contributo».

La seconda parte del contributo dipenderà dal rischio posto dalla banca. «La proposta – si legge nel comunicato di ieri – include una serie di indicatori (…) in base ai quali sarà valutato il livello di rischio di ogni istituto».
Infine, la Commissione ha introdotto un regime forfettario per le banche più piccole. «Questa disposizione tiene conto del fatto che, nella maggior parte dei casi, gli enti di piccole dimensioni hanno un profilo di rischio più basso e sono meno propensi a utilizzare il fondo di risoluzione». Nella zona euro, le banche che rappresentano l’1% delle attività totali pagheranno lo 0,3% dei contributi totali. Le decisioni annunciate ieri da Bruxelles sono il riflesso di una serie di compromessi.
La scelta di come chiedere alle banche di contribuire non è stata banale. I paesi si sono divisi sulla questione. C’è chi ha messo l’accento sulla grandezza della banca. Chi sulla sua rischiosità. Chi sulla stabilità del sistema finanziario nazionale. In questo contesto, la Commissione ha cercato un terreno comune, imponendo un contributo che dipenda sia dalla grandezza della banca che dalla sua rischiosità, riservando un trattamento favorevole agli istituti più piccoli.
L’unione bancaria – il cui pilastro è il passaggio della vigilanza creditizia dalle autorità nazionali alla Banca centrale europea – prevede che i fondi di risoluzione nazionali vengano creati dal 1° gennaio 2015, e siano sostituiti a partire dal 1° gennaio 2016 dal fondo di risoluzione della zona euro, nel quale confluiranno i fondi nazionali. I due strumenti devono essere a regime pari all’1,0% dell’ammontare dei depositi protetti. A livello della zona euro, si parla entro otto anni di un fondo da 55 miliardi di euro.
Il sistema di gestione delle crisi bancarie, così come approvato da Consiglio e Parlamento tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, prevede una graduale mutualizzazione nell’uso del denaro per ristrutturare o salvare banche in crisi. Il Parlamento europeo e il Consiglio possono formulare obiezioni all’atto delegato presentato ieri dalla Commissione entro un termine di tre mesi, prorogabile di altri tre mesi. Il commissario al mercato unico Michel Barnier ha definito ieri l’approccio di Bruxelles «equo» e «proporzionato».

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