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Banche, Bce vuole i conti in anticipo

Fare bene, e fare in fretta. Archiviato un mese fa il comprehensive assessment di Bce ed Eba, per le banche europee (non solo le italiane), lo stress non è finito: i conti 2014, in gran parte condizionati proprio dal doppio esame condotto quest’anno, andranno chiusi più in fretta del passato. Vale a dire entro l’11 febbraio 2015, termine ultimo fissato a livello europeo per comunicare alla Vigilanza le principali evidenze di bilancio. Questioni di agenda, che tuttavia vanno a impattare su un periodo non dei più facili per le banche passate sotto il controllo della Vigilanza unica di Francoforte, con i (fisiologici) problemi di comunicazione connessi a una svolta di valore epocale. 
L’armonizzazione delle segnalazioni statistiche di vigilanza, processo messo a punto dall’Eba e conosciuto con l’acronimo di FinRep (Financial reporting), è già entrata in vigore a luglio ed è stata applicata per le semestrali (non a caso tutte approvate entro i primi giorni di agosto), mentre per i dati relativi al terzo trimestre 2014, concomitanti proprio con i risultati del comprehensive assessment, è stata concessa una proroga. Ora, si entra nel vivo con i bilanci 2014: se è vero che le banche potranno approvarli quando ritengono, è altrettanto vero che entro l’11 febbraio dovranno inviare in Bce le segnalazioni statistiche e prudenziali su base consolidata (evoluzione degli attivi, flussi di crediti, coperture), quindi – nelle sue componenti fondamentali – i rendiconti annuali dovranno essere pronti; di qui, la decisione di alcuni istituti di anticipare anche l’approvazione dei bilanci veri e propri. Giusto in questi giorni le banche stanno mettendo a punto i calendari finanziari del prossimo anno, ma UniCredit – tra i primi a pubblicarlo – ha già fatto sapere che l’11 febbraio sul tavolo del consiglio di amministrazione finiranno i risultati preliminari di gruppo, mentre un mese dopo – il 12 marzo – arriverà l’approvazione del bilancio vero e proprio. Altri gruppi, da Intesa Sanpaolo a Ubi, fino al Banco Popolare, starebbero invece valutando la possibilità di accorpare i due passaggi, anticipando in questo modo l’esame del bilancio alla prima metà di febbraio.
L’evoluzione
L’unione bancaria resta un grande cantiere e il quadro, pertanto, è in continua evoluzione. L’armonizzazione delle segnalazioni statistiche non è che un semplice step di un percorso più ampio, che presto vedrà la Banca centrale europea diventare responsabile del nascente Srep, vale a dire il supervisory review and evalutation process, un sistema unico di gestione dei flussi informativi relativi alle principali banche previsto dalla Crd IV. Un’altra svolta epocale, visto che – proprio alla luce dei dati che si vedrà inviare con cadenza trimestrale – la Bce potrà valutare se i livelli di capitale e di liquidità siano appropriati o se, in caso contrario, sia necessario adottare alcuni provvedimenti immediati come gli add-on.
Il supervisory board
Sempre sul fronte Bce, ieri a Francoforte si è riunito il supervisory board, l’organo della vigilanza unica. Sul tavolo, tra l’altro, dovrebbero essere finiti i capital plan presentati dalle 13 banche che non hanno superato il comprehensive assessment. Come noto, infatti, delle 25 banche bocciate all’esame congiunto sulla base dei dati al 31 dicembre scorso, 12 già si sono messe al sicuro con le azioni di capitale predisposte da gennaio a settembre, riducendo il fabbisogno complessivo del sistema da 9,7 a 3,3 miliardi. In Italia c’è particolare attesa soprattutto per il responso relativo a Carige e Mps, che da Francoforte attendono il via libera in particolare per i due aumenti di capitale per un ammontare complessivo superiore ai 3 miliardi: a quanto si apprende, ieri non sono state ancora inviate comunicazioni ai due istituti, e per il responso si dovrà attendere la prossima riunione del supervisory board convocata per il 10 e 11 dicembre.
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