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Banche, avanza il salva-risparmiatori

La tutela dei piccoli risparmiatori penalizzati dal Dl salva banche diventa la priorità della legge di stabilità. Già domenica prossima, quando la Commissione Bilancio della Camera entrerà nel merito dell’esame della manovra, potrebbe essere messa subito al voto la soluzione che il Governo si è impegnato a trovare in tempi rapidi. E lo farà partendo dalle proposte di modifica che i gruppi politici depositeranno oggi all’emendamento con cui l’Esecutivo ha fatto salire sul treno della stabilità il decreto per salvare le quattro banche in crisi. «Noi non siamo contrari a esaminare subito il testo del Dl banche», ha affermato ieri il vice ministro all’Economia, Enrico Morando.
Il Governo è dunque al lavoro per trovare una soluzione compatibile con i saldi di finanza pubblica e con le linee dettate da Bruxelles nella definizione del decreto banche varato il 22 novembre. Tra le proposte sul tavolo c’è il credito d’imposta del 26% da scomputare dall’Irpef per recuperare le possibili minusvalenze subite con le azioni e le obbligazioni, azzerate dalle risoluzioni bancarie. Proposta, questa, formulata dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti (si veda il Sole 24 Ore di ieri) già allo studio dei tecnici del Mef e che oggi sarà formalizzata da Scelta Civica in commissione Bilancio come sub emendamento alla stabilità. L’altra strada che potrebbe arrivare dal Pd, invece, prevede la costituzione di un apposito fondo da cui attingere per risarcire i piccoli risparmiatori penalizzati dalle risoluzioni bancarie. In sostanza, le risorse che la “bad bank” costituita con il decreto che ha dato vita al fondo di risoluzione riuscirà a recuperare sul mercato con la valorizzazione delle passività, finanzieranno un apposito fondo o al massimo una sezione separata dello stesso fondo di risoluzione. Da questo fondo ad hoc la Banca d’Italia potrebbe attingere annualmente le somme per risarcire le perdite dei piccoli risparmiatori, siano essi persone fisiche o piccole imprese. La soglia con cui definire il piccolo o piccolissimo risparmiatore si attesterebbe a 30mila euro, ma potrebbe essere anche definita con un successivo provvedimento del Governo. In questo modo la tutela degli obbligazionisti subordinati penalizzati arriverebbe direttamente dal mercato e non dallo Stato o dallo stesso sistema bancario come chiede Bruxelles.
La proposta Zanetti e di Scelta Civica di un credito d’imposta al 26%, invece, prevede «un limite di 50mila euro, per l’ammontare delle minusvalenze estrapolabili dalla sommatoria algebrica con le plusvalenze e scomputabili direttamente dall’Irpef lorda dovuta sul reddito complessivo» che «risponde alla finalità di semplificare il recupero fiscale per i soli piccoli risparmiatori». Secondo il segretario di Scelta Civica la soluzione proposta non attribuirebbe «alcun tipo di contributo o nuovo diritto ai titolari di azioni e obbligazioni azzerate e si limita a semplificare la fruibilità di un diritto già previsto dalla legge di recupero fiscale della perdita finanziaria patita, in ragione della oggettiva particolarità del caso in cui essa di determini in un contesto di procedura di risoluzione bancaria». Per gli incapienti verrebbe invece previsto un rimborso. La strada del bonus fiscale, però, al momento appare tutta in salita e avrebbe sollevato più di un dubbio di fattibilità sia per i costi (il monte delle perdite dei 130mila clienti delle banche arriverebbe a 800 milioni) sia per i paletti fissati dalla Commissione europea.
Sulle banche, comunque, le opposizioni annunciano battaglia. A partire dai 5 Stelle: «Non ci interessa la corsa di queste ore a mettere toppe parziali al salva banche, che per noi è un ammazza-risparmiatori. Il provvedimento va ritirato, faremo una dura battaglia di merito e ci prenderemo il tempo che serve per discutere proposte radicalmente alternative, che consentono di salvare i risparmi dei piccoli investitori e di rilanciare l’attività degli istituti di credito».
Nello stesso contesto le banche attendono con ansia la soluzione alla sterilizzazione degli effetti negativi, stimati tra i 4 e i 5 miliardi, che l’annunciato taglio dell’Ires in vigore dal 2017 produrrebbe sui crediti d’imposta che oggi sono nel patrimonio di tutti gli istituti di credito (si veda il Sole 24 Ore di mercoledì scorso). Risolta la questione-banche il Governo presenterà la prossima settimana gli emendamenti sui nodi non risolti al Senato: dalle regioni agli Enti locali, dal Sud ai giochi, dai paradisi fiscali al patent box.

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