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Banche, auto, greggio: Borse ancora giù

Il calo del petrolio e i timori per le sanzioni a Volkswagen e Deutsche Bank pesano sui listini
Banche e auto tornano sotto pressione in Germania e a ruota anche negli altri Paesi europei, trascinando i mercati in un ritrovato clima di avversione al rischio. A questo quadro di fondo si aggiunge poi l’ “effetto-petrolio”, con il barile in forte calo (sotto 45 dollari) e decisamente volatile.
In questa era di scambi finanziari prevalentemente automatici è più che sufficiente un po’ di tensione su un singolo titolo per trascinare al ribasso un intero comparto (perché gli algoritmi vendono l’intero settore e raramente singoli titoli). Ed è quello che è accaduto ieri, con epicentro Berlino. Per Deutsche Bank è stata un’altra giornata di tensione (dopo il -7,5% della vigilia). Nel corso della seduta il titolo è arrivato a perdere il 3% toccando il minimo storico intraday a quota 10,18. Il mercato teme un aumento di capitale o la necessità di aiuti per far fronte al contenzioso con gli Stati Uniti da 14 miliardi di dollari relativo alla vendita di titoli derivati legati ai mutui subprime ai tempi della bolla del 2008. I timori sono rinforzati dal silenzio della prima banca tedesca sulla questione. In scia alle pressioni su Deutsche Bank il comparto europeo ha ceduto lo 0,2%. Il sottoindice bancario italiano ha invece perso l’1,3%. Si segnala il movimento in controtendenza (per il secondo giorno consecutivo) di Banca Mps (+1,67%) all’indomani del cda in cui il nuovo ad Marco Morelli ha tracciato la road map per portare a compimento il salvataggio della banca. Il piano industriale sarà approvato il 24 ottobre ed entro la fine di novembre si terrà l’assemblea. Tra i punti in esame anche la conversione dei bond. Per l’aumento di capitale si punta a farlo entro il 2016.
Hanno sofferto anche le auto (-0,7% in Italia e -0,5% a livello continentale). Anche in questo caso le pressioni ribassiste sono partite dalla Germania. Il titolo Volkswagen ha ceduto il 2,5%, sui timori che le autorità statunitensi intendano infliggere alla casa automobilistica tedesca una maxi-multa per il dieselgate, lo scandalo delle emissioni. A macchia d’olio i timori si sono estesi anche su altri titoli del settore. A Piazza Affari colpita Fca (-2,43%). Il responsabile dell’Epa, l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente, ha indicato che il gruppo dovrà investire 5,1 miliardi di dollari per mettersi in regola con i limiti per le emissioni più stringenti dal 2025.
A livello generale i mercati azionari europei hanno limato nel finale le perdite intraday (Piazza Affari ha chiuso a -0,36% con il Ftse Mib a 16.134 punti dopo esser sceso sotto i 16mila ritoccando i minimi di agosto, il Dax 30 di ha ceduto lo 0,31%) spinti dalla buona reazione di Wall Street all’ottimo dato sui consumi. A settembre la fiducia dei consumatori è balzata a 104,1 punti, massimo da agosto del 2007. Il consensus si aspettava un calo a 99 da 101,8 di agosto. L’ennesima iniezione di energia da parte dell’economia statunitense conferma la sensazione – comune a molti esperti – secondo la quale la Federal Reserve avrebbe perso il momentum ideale a settembre per operare una stretta monetaria.
L’avversione al rischio si è vista in modo più marcato nel mercato obbligazionario. Lo spread BTp-Bund si è allargato a 135 punti (ma nel corso della giornata era arrivato oltre quota 140) non tanto per le vendite di BTp (il rendimento del decennale italiano è salito di soli 2 punti base all’1,21%) quanto per gli acquisti sul rifugio Bund con il rendimento che è sceso a -0,14%. A questo punto il 65% dei titoli tedeschi in circolazione quota su un livello più basso di -0,4%, la soglia fissata dalla Bce (corrispondente al tasso sui depositi) per delimitare i titoli acquistabili nell’ambito del programma di espansione monetaria (quantitative easing). Tra i guinness di ieri si annovera anche il “caso Finlandia” con i bond decennali scesi sottozero, al pari dei titoli olandesi e, come detto, tedeschi. Quanto ai tassi dei titoli italiani sono parecchio lontani dal minimo storico (1,03%) toccato nemmeno due mesi fa (3 agosto). È evidente che sull’Italia in particolare inizia a pesare l’incognita dell’esito del referendum costituzionale (fissato per il 4 dicembre), cui sono legate le sorti del governo, e la delicata situazione di parte del sistema bancario, in un contesto di crescita deludente. Lo si evince anche dallo spread Italia/Spagna che viaggia a 30 punti base, sui massimi da fine 2014.
In questo clima ieri il Tesoro ha collocato Btp-i, ossia indicizzati all’inflazione, a 15 anni, per poco meno di un miliardo. Il rendimento è diminuito di 37 punti base allo 0,63%. In più sono stati piazzati CTz con un rendimento sceso su un nuovo minimo storico, al -0,216% . Sono stati assegnati titoli zero coupon per 2,5 miliardi di euro. Oggi intanto proseguono i collocamenti con BoT semestrali per 6 miliardi. Attesi rendimenti negativi.

Vito Lops

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