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Banche, attrazione cinese

Da anni le principali banche italiane hanno investito nei mercati asiatici, in particolare in Cina, a testimonianza del fatto che questo paese offre grandi opportunità. A cominciare dal primo gruppo italiano del credito. «Noi abbiamo già siglato due memorandum di intesa in Cina», ha spiegato il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. «Siamo molto soddisfatti degli accordi siglati in Cina, un paese che sta crescendo da anni a tassi molto elevati, ma più rapidamente per quanto riguarda reddito e risparmio».Il numero uno di Ca’ de Sass ha ricordato le stime in base alle quali nel 2022 i nuclei familiari con una disponibilità finanziaria superiore a 100 mila euro saranno circa 300 milioni: «La Cina è un mercato che sta crescendo e che richiede prodotti di investimento per il risparmio diversi rispetto a quelli che offrono le banche tradizionali, e noi siamo pronti a farlo. Siamo in Cina e siamo investitori stabili da lungo termine. Siamo pronti a distribuire prodotti di risparmio. In Cina abbiamo una società che farà proprio questo. Abbiamo chiesto l’autorizzazione e la domanda è stata recepita. Il governo cinese è ben contento di lavorare con noi. La nostra è una crescita organica, ma vogliamo svilupparci sul territorio cinese».

Sull’argomento si è espresso anche il presidente di Unicredit, Fabrizio Saccomanni: «In quanto banca paneuropea noi siamo il partner ideale per la Cina. Siamo presenti in 14 paesi e abbiamo una presenza in moltissime città cinesi. Abbiamo interesse a essere un canale per i progetti della Via della seta, perché passa attraverso i paesi dove noi siamo presenti, come Russia ed Europa centrale».

Anche Ubi è da tempo presente nell’ex Celeste impero. «Abbiamo sempre avuto una visione di lungo periodo», ha osservato l’a.d. Victor Massiah. «È questa una delle chiavi del successo e della fiducia che questa nazione nutre nei confronti della nostra istituzione». Un altro elemento vincente è il coinvolgimento del management cinese all’interno delle società locali di Ubi «Ciò ha permesso non solo una maggiore responsabilizzazione ma anche nuove risorse professionali».

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