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Banche, assicurazioni, hedge: chi c’è dietro la BTp mania

«Un investitore inglese sta comprando BTp trentennali per un grosso importo in questo momento». È lunedì pomeriggio, Mario Draghi ha l’incarico di formare un Governo da meno di una settimana, e durante una telefonata con un operatore arriva questo messaggio. In tempo reale. Un flash sul suo computer. E non è un caso. Basta chiamare qualunque sala operativa, desk di trading o broker per sentirsi raccontare più o meno la stessa storia: in questi giorni tutte le tipologie di investitori stanno cercando di assaltare la diligenza dei titoli di Stato italiani.

Ci sono assicurazioni, fondi e banche estere. Ma anche istituti italiani. Qualcuno segnala anche piccoli risparmiatori. E, soprattutto nei giorni scorsi, una certa operatività sui BTp futures è stata fatta dagli hedge fund. Non esistono dati che possano raccogliere in maniera scientifica questo fenomeno, perché è troppo recente, ma le informazioni che trapelano da investitori e sale operative vanno tutte nella stessa direzione: il rally dei BTp di questi giorni non è solo frutto di speculazione estemporanea (un po’ c’è, come sempre) ma di un riposizionamento di molti investitori. «Larghe intese», insomma. Anche sui mercati.

Spagna nel mirino

L’andamento dei prezzi parla chiaro. Non solo se si confrontano i BTp con i Bund tedeschi, ma anche se lo si fa con i Bonos. Cioè i titoli di Stato spagnoli. Dal giorno del conferimento dell’incarico a Draghi, lo spread fra Italia e Spagna si è infatti ristretto di 2 punti base sulla scadenza breve (2 anni), di 12 punti base su quella intermedia (5 anni) e di 16 sulla classica decennale: questo significa che l’Italia in questi giorni ha surclassato la Spagna sul mercato dei titoli di Stato. Un «effetto Draghi» sotto tutti gli aspetti, che si affievolisce leggermente sulle durate molto lunghe (13 punti sul BTp trentennale), ma per un motivo «buono». Su queste scadenze, segnalano infatti gli operatori, si avverte una certa tensione perché dopo le aste tradizionali in programma questa settimana (domani BoT annuali per 7 miliardi, giovedì altri 9 miliardi di BTp) il Tesoro potrebbe provare a piazzare con l’aiuto di un gruppo di banche un titolo con durata extra-lunga: 25, 30 o forse anche 50 anni. Giusto per battere il ferro finché è caldo. Perché, come detto, la domanda è forte. E arriva da tipologie diverse di soggetti.

Gli investitori esteri

A comprare titoli di Stato italiani ci sono da un lato gli investitori esteri. Non solo dal Regno Unito, ma da varie parti del mondo. Tra gli addetti ai lavori, c’è per esempio chi segnala acquisti dalla Spagna. Chi da extra-europei. Non è una novità, bene inteso: alcuni investitori stavano già comprando titoli di Stato italiani negli scorsi mesi, dopo aver scaricato BTp in precedenza, per approfittare dei tassi d’interesse più alti dell’Eurozona e della «protezione» della Bce. Dal Giappone – per fare un solo esempio – a dicembre sono stati comprati BTp per 3,4 miliardi di euro: secondo maggior ammontare di acquisti mensili da almeno l’inizio di questa legislatura.

Ma ora ci sono due elementi nuovi, che accentuano il ritorno degli investitori internazionali. Da un lato il cambio di scenario politico, con un Premier incaricato che i mercati conoscono bene e di cui si fidano. Dall’altro, come detto, gli investitori internazionali erano abbastanza «scarichi» di BTp nei portafogli. A novembre (ultimi dati), in mani estere c’erano – secondo i calcoli di UniCredit Research – circa 653 miliardi di euro di BTp. Si è vista sì un’inversione di tendenza dopo la fuga andata in scena nella prima fase della pandemia, ma non si è ancora tornati ai livelli vicini ai 700 miliardi pre-Covid: «Fra giugno e novembre gli stranieri hanno aumentato l’esposizione ai titoli di Stato italiani di 19 miliardi, la maggior parte dei quali a breve temine, dopo averla ridotta di ben 67 miliardi fra marzo e maggio», spiega Chiara Cremonesi di UniCredit Research. Questo significa che gli investitori internazionali hanno ancora «spazio» potenziale nei portafogli per i BTp.

Gli hedge fund

Una certa affannosità negli acquisti, soprattutto settimana scorsa, è stata opera degli hedge fund, i fondi più speculativi. Dato che nelle settimane della crisi di Governo molti di loro avevano «speculato» al ribasso sui prezzi dei BTp futures, appena lo scenario politico è cambiato con l’arrivo di Draghi questi investitori sono rimasti spiazzati. Così hanno fatto marcia indietro: hanno comprato BTp futures, facendo scendere i rendimenti anche sui titoli di Stato veri e propri. Lo conferma il numero dei contratti derivati aperti a fine giornata sui BTp (il cosiddetto open interest), cresciuto la scorsa settimana da 250mila a 268mila. Il fatto che l’incremento si sia verificato con prezzi in salita dà la misura di come sul debito italiano si stessero non soltanto effettuando le classiche «ricoperture» da parte dei ribassisti, ma anche costruendo nuove posizioni al rialzo.

Investitori italiani

Nella corsa agli acquisti non sono mancati in questi giorni neppure gli investitori italiani. «Banche e assicurazioni, grandi e piccole, stanno comprando», riferisce un operatore. Sebbene abbiano già i bilanci pieni di BTp (soprattutto le banche), non si sono fatte sfuggire questa luna di miele tra mercato e Governo. Durerà? Prima o poi anche Draghi sarà testato sui fatti, non solo sulle promesse.

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