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Banche e assicurazioni: per i compensi variabili si va verso il rinvio

Un discorso autonomo, sugli incentivi, va dedicato ai datori di lavoro dei servizi finanziari e assicurativi, soggetti a vigilanza regolamentare. Nell’esercizio dei poteri di vigilanza e nell’ottica di assicurare al mercato una gestione prudenziale dei servizi svolti dai soggetti vigilati, Banca d’Italia e Ivass hanno emanato raccomandazioni sulla scia delle indicazioni dei regolatori europei che, con diverse sfumature, incidono sulla politica di remunerazione.

In linea con le indicazioni della Banca centrale europea, con la raccomandazione del 27 marzo 2020 (rinnovata il 28 luglio) Banca d’Italia ha raccomandato alle banche less significant (ovvero le banche che non soddisfano i requisiti di significatività previsti dal meccanismo unico di vigilanza e che nella sostanza sono banche con attività inferiori ai 30 miliardi di euro) e alle società di intermediazione mobiliare soggette alle regole dei regolamenti e direttive europee sui requisiti di capitale, di «adottare un approccio estremamente prudente fino al 1° gennaio 2021 anche con riferimento alle politiche relative alla remunerazione variabile» con invito espresso a «considerare un incremento delle percentuali e dei periodi di differimento della componente variabile o un maggiore utilizzo di strumenti finanziari in luogo del contante».

Ivass in modo molto più netto ha invece chiesto alle impresse assicurative di «non obbligarsi a corrispondere la componente variabile della remunerazione agli esponenti aziendali» sino al 1° gennaio 2021, con la propria raccomandazione del 30 luglio 2020.

Sebbene le raccomandazioni facciano parte della categoria degli atti di soft regulation, nondimeno sono fonti di interpretazione delle norme e dei principi contenuti negli atti regolamentari (vincolanti a tutti gli effetti per i soggetti vigilati) emanati dai due enti regolatori, anche sulle politiche di remunerazione.

In questa prospettiva, il potenziale cortocircuito tra l’obbligo degli istituti finanziari e assicurativi all’adempimento alle obbligazioni contrattuali assunte nei confronti del proprio management (in termini di erogazione del bonus, assegnazione dei target, composizione del bonus, percentuali di differimento) e l’obbligo di compliance alle disposizioni regolatorie impartite da Banca d’Italia e Ivass dovrebbe risolversi con il sacrificio del primo a vantaggio del secondo.

È noto, infatti, che l’adempimento all’ordine dell’autorità, se estraneo alla sfera della diligenza del debitore, è una fattispecie di impossibilità oggettiva della prestazione, così da rendere immune da responsabilità il debitore inadempiente.

Per altro verso, sostenere l’opposto finirebbe per porre il management in una evidente situazione di disallineamento rispetto agli azionisti, che hanno subito uno stop ai dividendi dell’esercizio 2019 oltre, nella maggior parte dei casi, a un decremento del valore delle azioni. Una simile interpretazione avrebbe anche l’esito paradossale di porre in posizione subalterna gli stakeholders e il loro “diritto” a una sana e prudente gestione delle società finanziarie e assicurative. Anche in questi casi, comunque, la via consensuale rappresenta la soluzione preferibile per prevenire contenziosi con il management.

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