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Banche e assicuratori preparano lo scudo contro il bazooka Bce

È saltato il coperchio dalla pentola, da tempo in ebollizione, del malcontento di banche e istituzioni finanziarie europee sulle misure non convenzionali di politica monetaria della Bce. Il taglio dei tassi delle deposit facilities calate a -0,50%, sia pur se mitigato dal tiering, e il riavvio di un QE senza scadenza sono sofferti come fossero una tenaglia che stritola i bilanci degli istituti di credito e i portafogli a reddito fisso degli investitori istituzionali. Così, a distanza ravvicinata dall’annuncio di nuove misure di stimolo decise dalla Bce il 12 settembre, gli effetti distorsivi di questo mondo alla rovescia iniziano a provocare le prime valanghe che dall’alto scenderanno a valle, cioè, alla clientela retail e ai piccoli risparmiatori.

Ieri Jean Pierre Mustier in qualità di presidente dell’Ebf, l’Abi europea, ha detto che le banche europee devono trasferire gradualmente i costi dei tassi negativi ai clienti con depositi superiori ai 100.000 euro. Perché questo assicurerà «la massima efficienza della politica monetaria» (si veda articolo a p. 21). Ma prima di lui Oliver Bate, ceo di Allianz, è andato oltre sostenendo che la Bce sta stampando troppa moneta. E il ceo di Deutsche bank, Christian Sewing, ben prima dell’annuncio del pacchetto, aveva ammonito che a lungo andare i tassi negativi «possono rovinare il sistema finanziario». Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann si è spinto fino a sostenere che il pacchetto Draghi è «eccessivamente ampio» e che se dura troppo a lungo può addirittura destabilizzare il sistema finanziario.

Il tiering, un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve, è stato deciso e introdotto dall’ultimo Consiglio direttivo non soltanto per migliorare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria ma anche per evitare che il costo delle deposit facilities a -0,50% di ripercuotesse sulla clientela retail delle banche. Se il primo obiettivo sarà raggiunto, sarà il tempo a dirlo: in quanto al secondo traguardo, evitare l’effetto-valanga dei tassi negativi, la reazione delle banche e degli operatori finanziari sembra tale al momento da indicare che questo tentativo rischia di fallire.

In Germania qualcosa si sta già muovendo. Le banche stanno riflettendo su come evitare che la clientela veda l’aspetto “punitivo” di quelli che in Germania vengono chiamati comunque tassi punitivi negativi: le banche potrebbero “infliggere” il tasso negativo solo sulla clientela con depositi oltre i 100.000 euro e con conti “silenti” cioè senza movimentazioni. Se un cliente sta fermo, è probabile che sarà punito. Si sta anche pensando negli ambienti bancari tedeschi di offrire alle aziende che versano lo stipendio ai dipendenti questa opportunità: se lo stipendio viene accreditato su conti correnti di tale banca, scatterà l’esenzione dal tasso negativo per l’azienda e il cliente. Infine, se un cliente danaroso accetta un prodotto d’investimento dalla banca, tale banca potrebbe esentarlo dalla “tassa” del tasso negativo. Insomma, le misure non convenzionali delle banche non mancheranno dopo quelle della Bce. Resta da vedere cosa faranno le compagnie di assicurazione che si sono impegnate a garantire il 2% o 3% sui prodotti vita in un mondo dominato da asset a basso rischio a rendimenti negativi: in quel caso le strategie non convenzionali sono un campo minato.

Isabella Bufacchi

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