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Banche, arriva l’ondata dei crediti a rischio: per l’Italia stock fino a 180 miliardi nel 2022

Riflettori puntati sull’aumento dei crediti deteriorati in Europa. Nonostante le misure intraprese dai Governi per mitigare gli effetti del Covid-19, gli stock nei principali Paesi europei dovrebbero infatti crescere tra la fine del 2021 e il 2022, obbligando le banche ad accelerare le strategie di riduzione della leva finanziaria.

In termini quantitativi, l’Italia, dopo aver ridotto lo stock di Npe (non-performing exposures) fino a circa 70 miliardi nel primo semestre del 2020, dovrebbe registrare un nuovo consistente incremento di Npe nel 2022, con un ritardo temporale causato dalle misure di aiuto adottate dal Governo, come le moratorie sui prestiti. Nel 2022 lo stock di Npe in Italia potrebbe essere compreso tra i 127 e i 180 miliardi. Tra gli altri paesi europei, anche per Francia e Spagna si aspettano livelli di stock di Npe molto rilevanti nel 2022 compresi tra i 120 e i 170 miliardi per la Francia e tra i 100 ed i 120 miliardi di euro per la Spagna.

Sono queste alcune evidenze che emergono da due studi di Kpmg sul mercato europeo ed italiano degli Npl («Navigating European distressed markets. European debt sales 2021» e «Italian Debt Sale Report. New opportunities in a mature market»).

Se si analizza l’andamento del mercato della cessione degli Npe negli ultimi anni, l’Italia si conferma uno dei mercati più grandi e maturi in Europa, con oltre 240 miliardi di transazioni concluse dal 2015. Le cessioni di crediti deteriorati sono aumentate costantemente dal 2015 fino al picco del 2018 (83,8 miliardi). La riduzione delle cessioni degli Npe dopo il 2018 (32,1 miliardi nel 2019 e 36,5 miliardi nel 2020) suggerisce che il mercato italiano degli Npe ha raggiunto uno stadio di maturità e, di conseguenza, gli investitori hanno spostato la loro attenzione dagli Npe agli Utp (Unlikely To Pay).

Nel corso del 2021, gli istituti di credito potrebbero focalizzarsi sulla cessione di vecchi portafogli di crediti, in attesa di definire come gestire la nuova ondata di Npe. Si prevede un rallentamento complessivo del mercato della cessione di crediti deteriorati, che potrebbe attestarsi a circa 20 miliardi nel complesso (con un calo di circa il 40% rispetto al 2020), per poi riprendere vigore nel 2022, tornando su livelli prossimi ai 40 miliardi.

Nell’andamento del mercato Npe degli ultimi anni in Italia ha giocato un ruolo fondamentale lo strumento delle Gacs, uno degli elementi che ha portato ad una rapida diminuzione dello stock di crediti deteriorati, da 154 miliardi nel 2017 a 70 miliardi nella prima metà del 2020. In Italia, una buona parte delle cessioni di crediti deteriorati è oggi supportata dallo strumento Gacs. Gli esperti Kpmg stimano che una quota pari a circa il 50% delle operazioni concluse nel biennio 2019-2020 sono state sostenute dalle garanzie delle Gacs. A metà giugno 2021 la Commissione Europea ha approvato la proroga dello schema italiano di garanzie statali per facilitare la cartolarizzazione dei crediti deteriorati delle banche: il sistema sarà valido fino al 14 giugno 2022. Per Domenico Torini, partner Kpmg, Ema Co-Head Global Portfolio Solutions Group, «l’andamento del mercato Npe nei prossimi mesi sarà influenzato dall’efficacia delle misure di aiuto pubblico, dalla loro portata e dalla loro durata. Solo con l’implementazione di soluzioni ‘sistemiche’ pertinenti la prossima ondata di Npe potrà essere affrontata senza conseguenze significative. In un contesto così sfidante il sistema bancario dovrà concentrarsi su una valutazione rigorosa della qualità del credito dei portafogli». Tra i principali trend si segnalano, in particolare, una crescente rilevanza degli Utp, che richiedono lo sviluppo di competenze specializzate (la stima è di volumi Utp compresi tra i 70 e i 100 miliardi). In forte crescita anche i crediti deteriorati nel segmento Pmi, per effetto dei livelli di indebitamento raggiunti post Covid-19 e delle difficoltà ad accedere alla finanza bancaria, che in questi mesi di pandemia è stata garantita dallo Stato ed ha consentito un accesso agevolato alla finanza da parte di molte imprese.

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