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Banche alla ricerca di un nuovo «sistema»

Le grandi banche italiane alla ricerca di un nuovo sistema. Dal palco del decimo Annual Economia & Finanza organizzato dal Gruppo 24 Ore, e dedicato al tema «2014: verso la ripresa», Gaetano Miccichè e Paolo Fiorentino, rispettivamente direttore generale di Intesa Sanpaolo e chief operating officer di UniCredit, hanno disegnato il percorso di recupero del sistema creditizio italiano e, con esso, del Paese. Una strada che appare molto stretta visto che, per gli istituti, è sempre più difficile attingere alle fonti di ricavi tradizionali, come ha ricordato Donato Masciandaro, professore ordinario e direttore del Dipartimento Economia della Bocconi. «Il credito bancario è in difficoltà: – ha ricordato Miccichè – tradizionalmente finanziava la nascita di nuove imprese, ma oggi non ne sorgono più, sosteneva fatturato e circolante (che sono diminuiti del 9% dal 2008), e gli investimenti, ormai quasi scomparsi». A maggior ragione perché incidere sulle spese è complicato: nel caso di Intesa Sanpaolo, il cost/income è già stato compresso al 45%. «Di questo rapporto sono più preoccupato per la parte dei ricavi, sono venute meno alcune rendite di posizione del passato», ha argomentato Fiorentino, che dopo avere illustrato l’efficientamento sui costi di UniCredit (per esempio sul personale), ha citato la diversificazione geografica in Paesi come Turchia, Polonia, Russia e Repubblica Ceca, che crescono a doppia cifra, come fattore vincente.
L’Italia riparte: da se stessa e grazie allo “straniero”
I due banchieri hanno fissato un altro punto fermo: la necessità di fare ripartire al più presto il Paese. Secondo Fiorentino, «cercando di trasferire la grande ricchezza italiana dalle aree improduttive a quelle produttive», secondo Micciché «distinguendo il Paese in tre aree, Pmi, grandi imprese e Stato, e affidando a ciascuna obiettivi raggiungibili». Per le piccole aziende, per esempio, dando il via ad aggregazioni essenziali per sopravvivere alla competizione mondiale. Una prospettiva, quest’ultima, condivisa da Giuseppe Latorre, partner Kpmg (responsabile Financial Services) che ha aperto l’evento sottolineando come «il consolidamento dimensionale tra imprese italiane è un’urgenza nazionale, visto che da fine 2008 c’è stato un crollo delle fusioni tra aziende domestiche pari al 70% come controvalore».
La tavola rotonda sul sistema finanziario per l’economia globale 3.0 ha visto anche l’intervento di Carlo Liotti, dg di American Express Payment Services Italy, che ha ricordato come il suo gruppo negli ultimi cinque anni abbia aumentato investimenti e forza lavoro in Italia, mentre Andrea Soro, country executive per l’Italia di Royal Bank of Scotland, ha ricordato la necessità di un approccio globale allo shadow banking per evitare sbilanci sistemici. Raffaele Jerusalmi, ad di Borsa Italiana, ha invece difeso il profilo internazionale e la liquidità di Piazza Affari, a dispetto delle aziende (come Prada) che hanno preferito quotarsi all’estero. In tema di sistema Italia e di integrazione con la finanza internazionale non poteva mancare la testimonianza di Maurizio Tamagnini, numero uno del Fondo strategico italiano (controllato da Cdp), che rileverà Ansaldo Energia e che ha tra gli obiettivi «l’allargamento del mercato investibile» nel nostro Paese. Come? «Nel 2012 volevamo rilevare Valentino, ma il fondo del Qatar ha fatto un’offerta migliore – ha spiegato il manager – lì però li abbiamo conosciuti e successivamente abbiamo firmato una joint venture con loro. Lo stesso fondo del Qatar è poi sbarcato in Costa Smeralda ed è entrato nel progetto immobiliare di Porta Nuova a Milano».
Correggere gli squilibri europei
Guardando a livello più aggregato, Andrew Douglas, head of government relations di Dtcc per Europa e Asia, ha chiarito come le prerogative della crescita siano lo sviluppo di nuovi prodotti e l’aumento della produttività: un volano per gli investimenti, per i quali servono anche efficienza, stabilità e trasparenza. Dal canto suo, nella successiva tavola rotonda dedicata al rilancio della competitività europea, il presidente di Cdp, Franco Bassanini, ha sottolineato che in Europa il mercato unico «non funziona perché ci sono troppi squilibri competitivi», a partire dai costi di finanziamento dei singoli Stati. Per questo ha proposto una nuova, maxi operazione di rifinanziamento della Bce alle banche, ma con caratteristiche diverse dai precedenti Ltro e che favoriscano i prestiti alle imprese. E proprio a livello di competitività, Alessandro Castellano, ad di Sace, ha fatto notare come «l’Italia è il quinto Paese esportatore del mondo e che molto aziende stanno meglio, anche se in alcuni settori siamo i cinesi d’Europa». Secondo Gabriele Caragnano, associate partner di PwC, per tornare a scalare posizioni nel ranking mondiale «bisogna ripartire dal fare industria», visto che in alcuni casi «l’80% dei costi industriali dipende da come lavoriamo».
Il premio Assiteca a Isagro e Petroltecnica
Nella sessione pomeridiana, si è parlato di investimenti, competizione e compliance con un passaggio anche al caso Italia e alla percezione che hanno gli stranieri del nostro Paese, grazie alla testimonianza di Riccardo Monti, presidente dell’Agenzia Ice. Al proposito, Bruno Capone, founding partner di Lextray, ha individuato le ambasciate come primo elemento di traino per l’internazionalizzazione delle aziende. In chiusura, l’ultima sessione ha visto l’assegnazione del premio Assiteca 2013 (legato alla consapevolezza aziendale sulla compliance aziendale) a Isagro e Petroltecnica. Al dibattito ha partecipato anche l’avvocato Bruno Giuffre, presidente dell’Aodv ex decreto legislativo 231/2001.
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