Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche alla fonte

Ritenuta alla fonte del 20%, o anche in misura ridotta in presenza di accordi internazionali, sempre applicabile sugli interessi pagati a soggetti esteri, privi di stabile organizzazione. Così la risoluzione n. 89/E di ieri, l’Agenzia delle entrate ha risposto a una specifica istanza di interpello, formulata da una società fiduciaria che ha ottenuto una linea di credito da un istituto finanziario estero. La società ha evidenziato che, nell’ambito della propria attività di amministrazione fiduciaria, è dovuta ricorrere a un finanziamento sottoscritto con alcuni istituti di credito esteri, presso i quali sono depositate attività finanziarie della medesima società; si tratta di finanziamenti revocabili, garantiti da pegno. Il problema è essenzialmente quello inerente al riconoscimento degli interessi da parte della società fiduciaria e, soprattutto, al fatto che gli istituti di credito estero sono privi di una stabile organizzazione sul territorio nazionale. Per la società istante gli interessi percepiti dal soggetto estero non costituiscono redditi di capitale ma d’impresa e, per effetto dell’assenza territorialità, gli stessi non sarebbero soggetti alla ritenuta alla fonte; non assoggettabilità comprovabile attraverso l’ottenimento di una certificazione che attesti l’assenza di stabile organizzazione e la qualificazione del soggetto percettore. L’Agenzia delle entrate ricorda, innanzitutto, che i soggetti non residenti in Italia sono tassati sulla base dei redditi prodotti sul territorio nazionale, in ossequio al principio di territorialità, con esclusione dei redditi esenti e di quelli soggetti a ritenuta a titolo d’imposta. In secondo luogo, le Entrate confermano che gli interessi corrisposti a fronte dell’erogazione di finanziamenti sono qualificabili esclusivamente come redditi di capitale, ai sensi dell’art. 44 del Tuir e, di conseguenza, si deve far riferimento alle disposizioni relative ai percettori non residenti, di cui alla lett. b), del comma 1, dell’art. 23 del medesimo Testo unico. Inoltre, l’Agenzia ricorda che, sui proventi conseguiti anche nell’esercizio di attività commerciali, il comma 5, dell’art. 26, dpr n. 600/1973 dispone l’obbligo di applicare una ritenuta a titolo d’imposta del 12,5% (dal 1° gennaio al 20%, per effetto delle novità introdotte dal dl n. 138/2011) sui redditi di capitale percepiti da soggetti non residenti; la conferma è rilevabile anche dalla lettura dell’art. 26-bis, dpr n. 600/1973. Di conseguenza, la società fiduciaria, ancorché agisca per conto dei fiducianti, resta obbligata all’applicazione della ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, potendo solo applicare l’eventuale aliquota ridotta prevista dalle convenzioni internazionali sulle doppie imposizioni e agli adempimenti dichiarativi connessi (sostituti). Infine, l’agenzia ricorda che la società è anche obbligata a rispettare gli obblighi di monitoraggio fiscale, ai sensi del dl n. 167/1990, in presenza di trasferimenti di denaro di ammontare superiore a 10 mila euro, relativi al finanziamento sottoscritto, con la conseguenza che i fiducianti restano esonerati dalla compilazione del modulo RW.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa