Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche alla cassa

Alla cassa per l’acconto dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate in regime di risparmio amministrato. Entro il 16 dicembre, gli intermediari finanziari (banche, società fiduciarie ecc.) dovranno versare, mediante il modello F24, l’acconto dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di titoli, partecipazioni e altri proventi finanziari ex articolo 67, comma 1, lettere da c) a c-quinquies), del Tuir (regime del risparmio amministrato), utilizzando l’apposito codice tributo istituito dalla risoluzione n. 88/E del 9 dicembre.

Nel provvedimento della Agenzia delle entrate vengono illustrate le modalità di composizione della delega per il versamento. Il numero da evidenziare nella sezione «Erario», in corrispondenza delle somme indicate nella colonna «importi a debito versati», è «1140». Nel campo «anno di riferimento», si deve inserire l’anno d’imposta cui si riferisce il versamento, nel formato «AAAA». L’importo pagato può essere scomputato, a partire dal 1° gennaio dell’anno prossimo, dai versamenti dovuti per la stessa imposta sostitutiva.

L’acconto dell’imposta sostitutiva dovuta sul risparmio amministrato (articolo 5, dlgs 461/1997) è pari al 100% dell’ammontare complessivo dei versamenti dovuti nei primi 11 mesi dell’anno in corso, a partire da quest’anno. A stabilirlo è il decreto legge che ha cancellato la seconda rata dell’Imu 2013 sull’abitazione principale (articolo 2, comma 5 del dl 133/2013).

L’acconto, novità assoluta di quest’anno, è dichiaratamente volto ad attutire l’impatto dell’eliminazione della seconda rata Imu del 2013, si presenta particolarmente pesante. Ciò perché il meccanismo dell’acconto si basa, come nel caso delle imposte dirette (Ires o Irpef), sull’imponibile o sull’imposta registrata nel periodo precedente. Ciò nel presupposto di una certa costanza di risultati e ferma restando la possibilità di adottare il cosiddetto metodo previsionale laddove sia chiaro che il risultato del precedente periodo di imposta non potrà essere conseguito nell’anno in corso.

Laddove però l’acconto sia commisurato a un evento del tutto isolato e difficilmente ripetibile come il realizzo di plusvalenze nel corso dei primi 11 mesi dell’anno, lo stesso ben potrebbe risultare del tutto esuberante. È vero che, ovviamente, l’acconto può essere utilizzato a decorrere dal 1° gennaio 2013 per i versamenti dovuti sulle plusvalenze realizzate nel nuovo anno ma ben potrebbe capitare che nessuna plusvalenza venga realizzata con ciò rendendo l’acconto versato ora un sacrificio finanziario sine die con notevoli ripercussioni sui contribuenti interessati.

Ciò senza contare che l’introduzione ora di un acconto commisurato su una base maturata quando il contribuente non sapeva di dover versare qualcosa stride con i principi di affidamento e buona fede. In sostanza le plusvalenze sulle quali è commisurato l’acconto sono state realizzate quando il contribuente non sapeva di dover calcolare sulle stesse l’acconto. Vista la discrezionalità della cessione che ha originato la plusvalenza, è ben possibile che il contribuente, sapendo dell’acconto, avrebbe potuto differire la cessione plusvalenze.

I regimi previsti dalla legge sono tre: regime della dichiarazione, del risparmio amministrato, del risparmio gestito. Nel regime della dichiarazione il contribuente provvede personalmente a svolgere gli adempimenti dichiarativi e di versamento relativi alle plusvalenze realizzate. Chi lo sceglie deve riportare le plusvalenze o minusvalenze realizzate nella sua dichiarazione dei redditi. Nel regime della dichiarazione le plusvalenze sono redditi a tassazione separata, che non confluiscono nel reddito complessivo.

Nel regime del risparmio amministrato sono gli intermediari cui il contribuente ha affidato i propri risparmi a curare gli adempimenti fiscali in qualità di sostituti d’imposta.

Nel regime del risparmio gestito il contribuente delega alla Banca o Sim sia l’attività di gestione del proprio capitale sia gli adempimenti fiscali relativi ai suoi investimenti.

Chi ha scelto il regime della dichiarazione riceve i proventi completi delle vendite di titoli, senza ritenute di imposta, e deve preoccuparsi di calcolare e indicare lui stesso nella dichiarazione dei redditi quanto versato allo Stato come imposta sul capital gain complessivo.

Per chi sceglie invece il regime del risparmio amministrato è l’intermediario che preleva l’imposta dalle plusvalenze derivate dalle vendite di titoli e la versa allo stato con cadenza mensile.

A chi utilizza il regime del risparmio gestito, l’intermediario addebita l’imposta sulla plusvalenza complessiva a fine anno, valorizzando i titoli presenti in portafoglio al prezzo dell’ultimo giorno dell’anno.

Tale valorizzazione del portafoglio peculiare del risparmio gestito produce di fatto un’imposta su un guadagno «virtuale», non ancora realizzato.

In tutti e tre i casi la minusvalenza accumulata nel periodo di imposta è compensabile solo nei quattro periodi d’imposta successivi. Se entro tale termine non sono state realizzate plusvalenze sufficienti a compensare la minusvalenza, il residuo va perduto.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa