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Banche, ai big servono fino a 1.100 miliardi

Un “cuscinetto” di sicurezza che può arrivare fino a 1.100 miliardi di euro. È quello che le trenta maggiori banche mondiali, tra cui l’italiana UniCredit, dovranno costruirsi entro il 2022 per soddisfare le richieste del Financial Stability Board. Una richiesta, quella che dovrà essere ratificata dai leader del G20 il prossimo 15 e 16 novembre ad Antalya, in Turchia, con cui il Fsb conta di prevenire eventuali nuovi (e ipotetici) collassi bancari a distanza di 7 anni dal crack Lehman Brothers.
Nel dettaglio, le banche di rilevanza sistemica dovranno avere una quota minima di Tlac (Total loss absorbing capacity, ovvero capacità di assorbimento delle perdite) pari al 16 per cento degli Rwa (Risk weighted asset, gli attivi ponderati per il rischio) a partire da inizio 2019. Il buffer di capitale dovrà poi aumentare al 18% dal primo gennaio 2022. Per Tlac si intende capitale o debito che può essere immediatamente svalutato (e convertito in azioni) in caso di necessità. Inoltre, la quota di Tlac dovrà essere pari almeno al 6% dell’Lre (Leverage ratio exposure, l’indice di leva finanziaria pubblicato da Basilea) dal 2019 per poi salire al 6,75% dal 2022.
Benché pubblicate ieri, le asticelle diffuse ieri si sono allineate alle stime che circolavano da settimane sul mercato. E che si sono attestate nella parte medio-bassa della forchetta di Tlac inizialmente prevista dall’Fsb, compresa tra il 16 e il 20%. Insomma, nessuna sorpresa negativa. Un dato che segnala la volontà dei regulator di non eccedere nella stretta al capitale, pur mantenendo altissima l’attenzione sui ratio per evitare nuovi crisi sistemiche. Non a caso, Mark Carney, che oltre ad essere governatore della Bank of England presiede l’Fsb, ha detto che «non si tratta di Basilea 4 ma del completamento di Basilea 3».
Ciò non toglie che la richiesta aggiuntiva di capitale che peserà sul sistema è impressionante: nel complesso, appunto, le 30 banche “too big to fail” avranno un fabbisogno aggiuntivo di capitale che, secondo le stime dello stesso Fsb, potrà oscillare tra i 457 miliardi e, nel caso estremo, 1.107 miliardi al 2019, a seconda degli strumenti contabilizzabili nei requisiti. Per creare questo buffer le banche coinvolte potranno o emettere capitale azionario di qualità più elevata (Cet 1) o affidarsi a strumenti subordinati (At1, T2 e altri ibridi) o bond senior (ma in questo caso ci sono percentualipiù restrittive).
Ma quale sarà il costo dell’adeguamento alle nuove regole? Secondo le stime della stessa Fsb, la richiesta media per singola banca ammonta quindi a 26,2 miliardi di nuove emissioni. Il fabbisogno per i singoli istituti oscilla tra lo zero fino a un massimo di 124,4 miliardi. Ma «circa la metà delle banche sistemiche» sembrano già avere a «disposizione passività adeguate per soddisfare molti, anche se non tutti, i criteri del requisito Tlac e che danno la possibilità di una conversione in Tlac». Attraverso il “bail-in” degli strumenti obbligazionari – che prevede una svalutazione o la conversione in azioni – i regulator contano di garantire alla banca in difficoltà di avere le risorse per rimanere in piedi (ed essere ricapitalizzata) senza tuttavia pesare sulle casse degli Stati, come invece accaduto durante la crisi finanziaria.
Benché entrino in vigore nel 2019, i requisiti Tlac rischiano di diventare da subito un benchmark per il mercato. «È plausibile ritenere che gli operatori di mercato e gli analisti finanziari inizieranno a richiederne l’osservanza subito dopo la sua definitiva approvazione», aveva detto nei mesi scorsi il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini. Del resto così è accaduto con i requisiti di Basilea 3, che sono stati da subito incorporati nelle stime di analisti e operatori. Le novità potrebbero poi incidere sul costo della raccolta, rendendo in alcuni casi più costose le emissioni di bond subordinati rispetto a quelle di strumenti magari non completamente computabili. Ma le richieste dell’Fsb sono destinate ad avere un rilievo anche per le altre banche non sistemiche, che oggi fanno i conti con il requisito europeo del Mrel (Minimum Requirement Eligible Liabilties, il requisito minimo di passività soggette a bail-in) previsto dalla Brrd. Difficile, insomma, che nel medio periodo il mercato non chieda una perfetta coincidenza tra Mrel e Tlac, come del resto fatto intuire anche dai regulators. Con un nuovo aggravio anche per le banche minori.

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