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Banche a caccia di start up hi-tech

Linee di credito ad hoc, ma soprattutto piattaforme, servizi di incubazione, capitale di rischio e scouting. Le banche fanno rotta sulle start up innovative – che con il «Decreto Crescita 2.0» e le successive leggi di conversione hanno ottenuto una normativa ritagliata su misura – mettendo in campo nuovi strumenti. Uno spiraglio che si apre in tempi di credit crunch.
La settimana scorsa Unicredit ha alzato il sipario su Unicredit Start Lab, la nuova piattaforma di formazione, coaching, servizi di incubazione e risorse finanziarie per supportare le imprese che muovono i primi passi nei settori life science, digitale, energie rinnovabili e nanotecnologie. Le start up selezionate avranno accesso a percorsi di formazione, servizi di incubazione possibilità di effetture incontri con investitori. Che Banca!, l’istituto retail del gruppo Mediobanca, ha circoscritto il campo d’azione ai giovani talenti del settore finanziario e tecnologico, con il lancio di «Gran Prix», una competizione in collaborazione con StartupItalia! e il Politecnico di Milano. C’è tempo fino al 21 maggio per iscriversi. «L’obiettivo – afferma il direttore generale Roberto Ferrari – è creare un ecosistema per sostenere lo sviluppo del settore innovativo che ruota intorno al mondo bancario. A giugno selezioneremo 10 start up che parteciperanno a una fase di formazione». I 4 vincitori, oltre a un premio in denaro, potranno usufruire di un anno di consulenza.
«Il successo delle start up innovative – sottolinea Livio Scalvini, responsabile Servizio Innovazione di Intesa Sanpaolo – si fonda sul fattore temporale, ovvero sulla capacità di accelerare le tappe del suo sviluppo. Gli imprenditori innovativi hanno bisogno essenzialmente di due elementi: le competenze per scalare efficacemente il mercato offrendo un prodotto o un servizio con un altissimo valore aggiunto e i capitali di rischio iniziali». Per raggiungere questo obiettivo la banca ha creato il sistema di fondi “Atlante”, in particolare Atlante Seed, con una dotazione di 10 milioni dedicato alle prime fasi di vita delle imprese. Il veicolo investe anche in incubatori selezionati e acceleratori d’impresa. Intanto dal 2009 a oggi con la piattaforma Intesa Sanpaolo Start Up Initiative sono stati realizzati 62 investment forum a livello internazionale, che hanno fatto incontrare 450 start up con oltre 5mila investitori e imprese.
Il gruppo Credem fa gioco di squadra con il Fei, il Fondo europeo per gli investimenti. All’inizio di febbraio l’istituto ha infatti siglato un accordo da 80 milioni per il sostegno delle Pmi, garantiti al 50% del Fei. «Il 10% del plafond di garanzie – spiega Massimo Arduini, responsabile marketing & business imprese di Credem – sarà destinato a start up innovative». Ubi ha una gamma di finanziamenti per le start up che possono essere utilizzati anche per quelle innovative. Dal lancio del maggio 2013 sono state finanziate circa 700 nuove iniziative.
La galassia delle Banche di credito cooperativo ha scelto un approccio ritagliato su misura a partire dal progetto «Buona Impresa!», al momento veicolata in oltre 2mila sportelli delle Bcc e Casse rurali. Alcuni istituti hanno anche attivato incubatori e acceleratori di impresa. Banca Sella ha messo a punto il finanziamento «My project»: un mutuo chirografario della durata massima di 72 mesi e ha creato a Biella l’acceleratore SellaLab. Il gruppo investe poi nei principali fondi di venture capital. Ing ha ideato un concorso di idee innovative, mentre Banca Marche, dopo «YouStartup!» del 2012 lancerà nei prossimi mesi un’offerta commerciale dedicata alle nuove imprese innovative, in collaborazione con le Università e gli incubatori del territorio.

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