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Banche a braccetto delle imprese

Banche a braccetto delle società che vogliono finanziarsi con le cambiali finanziarie.

Gli istituti di credito, che fanno da sponsor all’operazione, devono, infatti, tenere nel loro portafoglio una percentuale di cambiali finanziarie, se la società emittente non ha titoli quotati. A meno che non ci sia la garanzia per un quarto dell’operazione di un istituto di credito o di un consorzio di garanzia. Inoltre la scadenza massima dei titoli è portata a 36 mesi.

Sono queste le modifiche più importanti avanzate in un emendamento proposto nelle commissioni VI e X della camera dai relatori Alberto Fluvi (Pd) e Raffaello Vignali (Pdl) all’articolo 32 del decreto «crescita» (n. 83/2011), che si occupa di strumenti di finanziamento per le imprese.

In generale le cambiali finanziarie sono titoli di credito introdotte in Italia dalla legge n. 43 del 1994. Sono titoli emessi in in serie, all’ordine, con durata definita dalla legge; la girata è senza garanzia per evitare azioni di regresso. Si tratta di una via di mezzo tra la cambiale e l’obbligazione.

Vista dal lato dell’investitore la cambiale finanziaria dà al possessore il diritto incondizionato di farsi pagare una determinata somma alla scadenza indicata: l’utile per l’investitore, dunque, è rappresentato dalla differenza tra il prezzo pagato per l’acquisto della cambiale finanziaria e il ricavato dalla vendita o il valore di rimborso dello strumento a scadenza

Si tratta di uno strumento che, però, non ha suscitato molto interesse, e che ora il decreto crescita tenta di rivitalizzare, modificando la durata e precisando le condizioni alle quali possono essere emesse dai vari tipi di società. L’obiettivo è anche di rendere possibile l’operazione alle società che non hanno titoli quotati sui mercati e che quindi non si finanziano con la borsa.

Vediamo le modifiche apportate dall’emendamento in commento.

Innanzitutto la scadenza massima delle cambiali finanziarie, che passa a 36 mesi. L’emendamento dispone un allungamento del periodo, nella versione originaria del decreto 83 si era passati da 12 a 18 mesi.

L’emendamento inserisce, poi, un comma 2-bis all’articolo 1 della legge 43/1994.

In base questa disposizione le cambiali finanziarie possono essere emesse da società di capitali, nonché da società cooperative e mutue assicuratrici.

Per le società e gli enti non aventi titoli negoziati in mercati regolamentati o non regolamentati l’emissione di cambiali finanziarie è subordinata alla presenza di alcuni requisiti. Innanzitutto l’emissione deve essere assistita, in qualità di sponsor, da una banca o da un’impresa di investimento, purché con succursale costituita nel territorio italiano, che assiste l’emittente nella procedura di emissione dei titoli e lo supporta nella fase di collocamento dei titoli stessi.

Lo sponsor, inoltre, deve mantenere nel proprio portafoglio, fino alla naturale scadenza, una quota dei titoli emessi (è una novità dell’emendamento).

La quota deve essere non inferiore: 1) al 5% del valore di emissione dei titoli, per le emissioni fino a 5 milioni di curo; 2) al 3% del valore di emissione eccedente 5 milioni di curo, fino a 10 milioni di euro, in aggiunta alla quota risultante dall’applicazione della percentuale precedente); 3) al 2% del valore di emissione eccedente 10 milioni di curo, in aggiunta alla quota risultante dall’applicazione delle percentuali precedenti.

Altro requisito è che l’ultimo bilancio sia certificato da un revisore contabile o da una società di revisione iscritta al registro dei revisori contabili. Infine le cambiali finanziarie devono essere emesse e girate esclusivamente in favore di investitori professionali che non siano, direttamente o indirettamente, soci della società emittente; il collocamento presso investitori professionali in rapporto di controllo con il soggetto che assume il ruolo di sponsor è disciplinato dalle vigenti norme in materia di conflitti di interesse.

La norma prevede alcune deroghe ai requisiti sopra elencati. Si può derogare ai requisiti qualora l’emissione sia assistita, in misura non inferiore al 25% del valore di emissione, da garanzie prestate da una banca o da un’impresa di investimento o da un consorzio di garanzia collettiva fidi.

Per un periodo di un anno e mezzo il requisito della certificazione del bilancio è derogato se l’emissione è assistita per almeno il 50% da garanzie bancarie o di un’impresa di investimento o da un consorzio di garanzia collettiva fidi. In questo caso la cambiale non può avere durata superiore ai 18 mesi. In questo caso la garanzie per l’investitore consente la deroga agli stringenti requisiti previsti in generale.

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