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Banche, 828 milioni per i fondi

Tra due settimane banche e intermediari dovranno versare alla Banca d’Italia il loro contributo annuale da destinare al Fondo di risoluzione unico (SFR) attivo dal 1°gennaio 2016, con l’avvio del Meccanismo di Risoluzione Unico (Single Resolution Mechanism, SRM). Si tratta del sistema Ue d’intervento per la gestione di crisi bancarie che necessitino una risoluzione che sarà a regime entro il 2024. Il SRF è alimentato dai contributi delle banche e di alcune Sim dei paesi appartenenti all’Unione bancaria, sulla base di un piano di versamenti distribuito in otto anni.

La dotazione del Fondo dovrà raggiungere, entro il 2024 appunto, un ammontare pari all’1% dei depositi protetti degli intermediari rientranti nel SRM, una cifra attorno ai 55 miliardi. Quest’anno le quota a carico dei 426 intermediari coinvolti si attesterà su un livello in linea con il 2018, vale a dire circa 828,3 milioni di euro, con un lieve incremento dovuto principalmente alla crescita dei depositi protetti. Nel 2017 i contributi si erano fermati a 745,9 milioni (l’11% in meno). Il peso della contribuzione italiana è pari al 10% di quella europea. In termini cumulati, tra il 2017 e il 2019 i contributi italiani superano i 2,3 miliardi.

Il calcolo degli contributi avviene in funzione di due fattori, la dimensione e la rischiosità della banca. Per le banche minori (con un totale attivo fino a un miliardo) è prevista una contribuzione in misura fissa fino ad un massimo di 50mila euro.

L’obbligo di contribuzione al SFR ha fatto discutere fin dal suo debutto per il fatto che la possibilità di accedere alla risoluzione, con tutti i problemi di attuazione del bail-in, è comunque prevista solo per le banche maggiori, per le quali si rilevi un interesse pubblico. Per le banche minori, in caso di crisi, resta la strada di una liquidazione ordinata o, in alternativa, la liquidazione “atomistica”, che oltre a distruggere valore, porta con sé tutti rischi di contagio che Bankitalia ha sempre segnalato. Non a caso il governatore Ignazio Visco, all’inizio dell’anno nel suo intervento all’assemblea dell’Assiom Forex aveva rilanciato la proposta di una riflessione europea sulla gestione delle crisi delle banche minori anche sulla base dell’esperienza del Federal Deposit Insurance Corporation statunitense, ovvero su istituti e misure che mirino a rendere meno traumatica (e meno costosa possibile) l’uscita dal mercato di questi intermediari minori.

Davide Colombo

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