Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche, 70 miliardi di sofferenze fuori dai bilanci

Probabilmente il salvataggio di Mps e delle due ex popolari venete «non segnerà la fine della saga italiana dei crediti deteriorati», come titolava una lunga analisi di Reuters uscita l’altroieri. Ma certamente darà un’ulteriore spinta a un mercato, quello degli Npl, che dopo anni di false partenze sta forse ingranando. Con effetti, per ora, più auspicati che riscontrati sui prezzi, visto perchè il pricing è anzitutto una derivata prima delle condizioni macro del Paese. E finchè queste non accelerano difficile che si riscontri un’impennata su questo fronte.
Quel che è certo tuttavia è che il mercato sta mostrando una reattività che l’anno scorso non c’era. Tradotto: le banche si stanno rivelando molto più disponibili rispetto al passato a mettere sul mercato i loro crediti deteriorati. Merito della moral suasion della Vigilanza, va detto, che ha stimolato gli istituti ad accelerare su questo fronte. Ma il merito è anche di una maggior disponibilità del sistema a prendere la via dello smaltimento, seppur non facile. Secondo le stime diffuse a fine 2016 da Pwc, il 2017 avrebbe potuto registrare transazioni per circa 50 miliardi, il doppio dell’anno precedente. Una stima che all’epoca poteva sembrare eccessiva, ma che oggi appare più che realistica, se non limata per difetto. La doppia scossa targata Venete-Mps potrebbe infatti portare il conteggio delle transazioni dei crediti a 70-80 miliardi di euro lordi.

Le operazioni avviate
Il 2017, iniziato con il progetto Fino di UniCredit che sta portando fuori dai libri del gruppo 18 miliardi di crediti deteriorati lordi risalenti in gran parte ai tempi di Capitalia (e non a caso cartolarizzati al 12%, pur con aspettative di futuri upside), prometteva del resto bene sin dalle prime battute. Le stime già contemplavano i 26 miliardi di sofferenze che Atlante 2 eseguirà per Mps in virtù dell’offerta formalizzata in settimana, ma invece non tenevano conto degli effetti dello schema che alla fine si è adottato per le due ex popolari venete: con la liquidazione e il trasferimento a Sga non solo delle sofferenze ma anche degli unlikely to pay, usciranno dal mercato non solo i 9 miliardi previsti (cioè le sofferenze) ma circa il doppio, senza contare gli altri crediti che nei prossimi tre anni Intesa Sanpaolo avrà il diritto di retrocedere alla bad bank del Banco di Napoli. In pratica, con tre operazioni uscirà dai bilanci delle banche circa il 15% del totale delle non performing exposure lorde che gravano sul sistema: 46 miliardi di deteriorati su un totale di circa 320 miliardi.
Accanto a queste due maxi-operazioni, ve ne sono però altre in cantiere di massima rilevanza. Tra queste spicca quella della Rev, la bad bank che in pancia circa 10 miliardi di euro lordi in arrivo dalle vecchie Banca Marche, Etruria, Carife e Carichieti, la cui prima maxi-autocartolarizzazione è oramai in rampa di lancio (si veda articolo in pagina). Così come è in procinto di scattare anche la dismissione di circa 2,5 miliardi stimati lordi appartenenti a CariCesena, Rimini e San Miniato: una cartolarizzazione, quella a cui dovrebbe partecipare Atlante 2, che è propedeutica alla prevista acquisizione delle tre banche da parte Cariparma-Credit Agricole. In piena attività sugli Npl è anche Carige che, supportato da Prelios, ha appena dato il via libera alla cessione di 950 milioni di Npl ma già deve pensare – sotto il pressing Bce- alla dismissione di altri 2,4 miliardi di deteriorati.
Va detto che l’accelerazione, però, non riguarda soltanto chi si trova in condizioni di urgenza, e senza possibilità di scelta. Sono diversi gli istituti che si sono messi in moto per smaltire la quota di Npe in eccesso con operazioni di tagli minori, e con un piano più graduale ma comunque significativo. Tra questi c’è Intesa Sanpaolo che, a ridosso dell’avanzata nel Triveneto, chiudeva un accordo per la cessione di un portafoglio di non perfoming loans del valore nominale di circa 2 miliardi di euro a un fondo a prezzi sostanzialmente in linea con il valore netto di bilancio. C’è BancoBpm, che ha appena ceduto ad Algebris, uno degli operatori più attivi in Italia, circa 693 milioni lordi. Così facendo il gruppo guidato da Giuseppe Castagna porta a circa 2,5 miliardi l’ammontare complessivo di sofferenze realizzate a partire dal 2016, nell’ambito di un piano strategico che prevede la cessione di 8 miliardi di Npl entro il 2019. In rampa di lancio c’è anche il Creval, che entro fine anno punta a varare la cartolarizzazione da 1,5 miliardi di euro di Npl nell’ambito del progetto Elrond.

Il tema prezzi
Ora, che tutto questo attivismo si traduca in una riduzione dei gap tra domanda e offerta è ancora tutto da vedere. Molto del futuro del mercato dipenderà anche dalla risposta che la Bce darà sui piani di azione che le banche hanno inviato nei mesi scorsi sul tema Npl per una definitiva approvazione. Peraltro ogni partita di Npl fa caso a sè, e anche tra le cessioni che ci sono state nelle scorse settimane si registra una forte variabilità dei prezzi, frutto delle tipologie dei crediti e delle garanzie sottostanti. «Ci sono crediti garantiti da immobili che sono stati venduti al 41-43% del loro valore originale, altri, senza alcuna garanzia, al 3-5%», spiega uno dei principali advisor del settore. E probabilmente ci vorrà del tempo perchè il divario tra bid e offer si riduca. I prezzi dei deteriorati, anche grazie al varo della Gacs e ai miglioramenti sul fronte dei recuperi giudiziali, sono destinati probabilmente a migliorare. Ma ciò che forse intanto conta è che il mercato è partito per davvero. E per le banche italiane non può che essere una buona notizia.

Luca Davi
Marco Ferrando

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Al bivio tra un’iniezione di "italianità", che potrebbe coincidere con l’acquisizione di Mps o...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Cronaca di un addio a lungo annunciato, ma non per questo meno traumatico (-4,96% il titolo in Borsa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Estrema cautela». È questo allo stato dell’arte l’approccio di Cdp e dei fondi, Blackstone e...

Oggi sulla stampa