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Banche, 233 miliardi all’ultima asta Bce

La presidente dell’Ssm, la vigilanza bancaria europea, Danièle Nouy, torna a spingere sulla soluzione in tempi brevi del problema dei crediti deteriorati (Npl). «L’attendismo visto in passato – ha detto la signora Nouy al Parlamento europeo, dove ha presentato il rapporto annuale della vigilanza – non può continuare». Le banche devono fare dello smaltimento degli Npl «una priorità» e definire obiettivi «ambiziosi, ma realistici», ha detto la responsabile dell’Ssm, precisando però che c’è bisogno dell’azione di tutte le parti in causa, non solo delle banche stesse e della vigilanza, ma anche i governi, per realizzare le misure legali e istituzionali necessarie. Il rapporto indica che, alla fine del terzo trimestre 2016, gli Npl erano calati di 54 miliardi di euro, a un totale di 921, il 6,5% del totale dell’attivo. In Italia, però, la percentuale è del 16% circa. Sollecitata dai deputati, la signora Nouy ha detto che la vigilanza non è “timida” sulla questione delle ricapitalizzazioni precauzionali delle banche italiane, come Mps -e ora anche le due popolari venete – con soldi pubblici, ma che l’ammissibilità dipende dalla Commissione europea.
Nell’introduzione del rapporto, il presidente della Bce, Mario Draghi, sostiene che la supervisione europea è «rigorosa ed equa» e che «la capacità delle banche di sostenere la ripresa nell’eurozona è frenata dalla scarsa redditività, cui contribuiscono una struttura del sistema inefficiente e l’eredità della crisi».
Come Draghi nei giorni scorsi la presidente dell’Ssm ha affermato che una marcia indietro sulle regole della finanza globale, ventilata dalla nuova amministrazione Usa, «è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno» e ha salutato con soddisfazione il fatto che il G-20 abbia deciso di finalizzare le discussioni sulle regole da completare, come Basilea 3.
Ieri intanto, la Bce ha reso noto che le banche dell’eurozona hanno chiesto liquidità per 233,5 miliardi di euro, nella quarta e ultima operazione cosiddetta Tltro-2, che punta a incentivare le banche a impiegare i fondi nell’economia reale. Le banche italiane sono quelle che hanno chiesto la fetta maggiore: oltre 62 miliardi di euro.
Le richieste soddisfatte dalla Bce sono venute da 474 banche e sono andate al di là della maggior parte delle attese dei mercati. Le banche hanno approfittato dell’ultima occasione per ottenere dalla banca centrale fondi a 4 anni a tasso zero, che può diventare addirittura negativo se il volume del credito concesso a imprese e famiglie supererà certi parametri. In tal caso, la Bce potrebbe corrispondere alle banche fino a 40 punti base. A spingere la domanda è stata anche l’aspettativa che, nel prossimo futuro, la Bce possa alzare i tassi d’interesse e quindi la liquidità per le banche diventerebbe più cara. Per ora, l’istituto di Francoforte sostiene che alzerà i tassi solo dopo la conclusione dell’acquisto titoli, il Qe, prevista non prima del 2018, ma sui mercati alcuni operatori ritengono che il rialzo dei tassi possa essere anticipato.
La Bce ha finora ottenuto risultati relativamente modesti nello spingere le banche a estendere credito all’economia reale e per questo ha varato, nel giugno 2016, le Tltro2, a condizioni nettamente più vantaggiose delle Tltro, iniezioni di liquidità quadriennale già utilizzate nei due anni precedenti. La prima Tltro-2 raccolse domanda netta per 368 miliardi di euro, la seconda per 45, la terza per 62.

Alessandro Merli

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