Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bancarotta, va provato il pregiudizio del creditore

La bancarotta documentale fraudolenta non scatta necessariamente per la mancata tenuta delle scritture contabili o per la mancata consegna del bilancio da parte dell’azienda al curatore fallimentare. È necessario provare l’intento di pregiudicare gli interessi dei creditori. Di più. L’amministratore di diritto è responsabile con l’amministratore di fatto per le distrazioni solo se sussiste la prova della «consapevolezza», dell’attività illecita.

Ecco i principi sanciti dalla Cassazione con due sentenze del 27 giugno 2012, la n. 25432 e 25438. Nella prima motivazione la quinta sezione penale ha ricordato che non costituisce, invero, discrimine fra la bancarotta documentale fraudolenta e quella semplice «il fatto che le scritture siano state del tutto omesse posto che l’omessa tenuta della contabilità interna può integrare gli estremi del reato di bancarotta documentale fraudolenta, e non quello di bancarotta semplice, solo qualora si accerti che scopo dell’omissione sia quello di recare pregiudizio ai creditori».

Fra l’altro, hanno aggiunto gli Ermellini nella seconda motivazione con la quale è stata annullata con rinvio la condanna a carico dell’imprenditore che non aveva consegnato il bilancio, il reato di bancarotta fraudolenta documentale sussiste non solo quando la ricostruzione del patrimonio si renda impossibile per il modo in cui le scritture contabili sono state tenute, ma anche quando gli accertamenti da parte degli organi fallimentari siano stati ostacolati da difficoltà superabili soltanto con particolare diligenza. Insomma in questo modo la Corte territoriale ha però trascurato che il bilancio non è una scrittura contabile, ma la rappresentazione delle risultanze delle scritture contabili, e che comunque l’acquisizione dello stesso presso la Cciaa non può costituire attività di particolare difficoltà, «di per sé idonea a determinare l’esistenza del reato».

Ma non è ancora tutto. Sul fronte della ripartizione di responsabilità fra testa di legno e amministratore effettivo, il Collegio di legittimità ha ribadito che in caso di concorso da parte dell’amministratore di diritto nel reato commesso dall’amministratore di fatto, a integrare il dolo del primo è sufficiente la generica consapevolezza che il secondo compia una delle condotte indicate nella norma incriminatrice, senza che sia necessario che tale consapevolezza investa i singoli episodi delittuosi. Tuttavia, è assolutamente necessaria la prova della consapevolezza e della «volontarietà dell’omesso impedimento».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa