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Bancarotta per distrazione se il socio preleva compensi

di Debora Alberici

Risponde per bancarotta per distrazione (e non preferenziale) il socio che preleva, nonostante lo stato di insolvenza dell'impresa, dei compensi per conto dell'amministratore. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza numero 40324, ha sposato la linea dura sulla bancarotta, confermando, fra l'altro, l'orientamento inaugurato due anni fa dalle Sezioni unite secondo cui la responsabilità penale sussiste anche nei confronti dei piccoli imprenditori falliti dopo la riforma. Di recente, ricorda Piazza Cavour, la giurisprudenza si è orientata a punire per bancarotta preferenziale (reato meno grave rispetto alla distrazione) l'amministratore che si paga i compensi durante l'insolvenza della società. Sull'argomento gli Ermellini danno conto del perdurante contrasto di giurisprudenza esistente e precisano anche che in questo caso andava applicato il reato più grave perché il prelievo delle due socie, mogli degli amministratori, era stato fatto per loro conto e quindi era una vera e propria distrazione. «Bisogna precisare», ha messo nero su bianco il Collegio di legittimità, «che sul punto vi è stato, e ancora perdura, un contrasto di giurisprudenza di legittimità perché sono rinvenibili decisioni che hanno ritenuto sussistere in fattispecie come quella in oggetto il delitto di bancarotta per distrazione perché, comunque, si configurerebbe un vantaggio patrimoniale dell'amministratore ed altre che, invece, hanno escluso che fosse configurabile tale delitto ed hanno ritenuto, nella maggior parte dei casi, sussistere quello di bancarotta preferenziale. Tuttavia nel caso di specie non ricorre la problematica evocata non solo perché non risulta che i compensi siano stati determinati ed autorizzati dagli organi sociali e perché i prelievi sono stati effettuati quando la società versava già in stato di insolvenza (ma anche su tali punti vi è contrasto nella giurisprudenza di legittimità), ma, principalmente, perché i giudici di merito hanno escluso, con motivazione del tutto ragionevole, che le somme prelevate potessero essere considerate compensi per l'attività prestata dagli amministratori a favore della società. Ciò perché i prelievi non hanno una cadenza regolare, non sono stati di eguale ammontare e sono stati effettuati anche dalle socie accomandanti, che non avevano alcun titolo per percepire compensi».

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