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Bancarotta, contano le soglie

La Suprema corte limita i casi di punibilità per bancarotta impropria derivante da false comunicazioni sociali. Infatti la condanna a carico di un amministratore senza delega o di un sindaco scatta solo se è stato accertato il superamento delle soglie di punibilità (falsità superiore del 10% rispetto al bilancio) e, contestualmente, e il fatto che egli effettivamente conoscesse lo stato di dissesto. Sono questi, in sintesi, i principi affermati dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 3229 del 22 gennaio 2013, ha annullato con rinvio la condanna inflitta dalla Corte d’appello di Messina a un manager e a un sindaco di una cooperativa edile accusati per bancarotta fraudolenta impropria derivante dalle false comunicazione sociali.

In particolare la quinta sezione penale ha spiegato che nella sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria, la motivazione resa con riferimento al tema del superamento delle soglie di punibilità, rilevanti per la configurazione del reato societario richiamato per la configurazione del reato di bancarotta, è del tutto «insufficiente e inadeguata». Infatti, l’art. 2621 cc prevede, per la esclusione della punibilità, che le falsità o le omissioni debbano, in via alternativa non alterare in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, o determinare una variazione del risultato economico di esercizio non superiore al 5%, o ancora, una variazione del patrimonio netto non superiore all’1%. Fra l’altro, quale clausola di chiusura è previsto che, comunque, le valutazioni estimative singolarmente considerate debbono differire in misura non superiore al 10% rispetto a quella corretta. Ma non solo. D’ora in avanti, dice a chiare lettere il Collegio di legittimità, il nuovo articolo 2381 c.c. ha mutato gli obblighi previsti per gli amministratori senza delega e per i sindaci, essendo richiesto dalla disciplina vigente non la semplice conoscibilità delle condotte dell’amministratore ma l’effettiva conoscenza dei fatti che avrebbero dovuto essere impediti.

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