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Bancari, troppi tagli al fondo esuberi 100 milioni dallo Stato

Nella legge di Stabilità ci sarà un contributo al Fondo di solidarietà delle banche. Servirà a finanziare in parte i contratti di solidarietà, non a zero ore, e in parte l’assegno versato ai prepensionati, che corrisponde al 66% dell’ultimo stipendio. Oggi verrà definita la cifra: l’Abi aveva chiesto il rientro del contributo versato per la Naspi, l’indennità di disoccupazione: si tratta di 200 milioni l’anno. Secondo la Fabi, il principale sindacato dei bancari, in tre anni con 600 milioni sarebbe infatti possibile gestire crisi e ristrutturazioni. Da fonti di governo sembra però che il contributo del governo si fermerà a 100 milioni, probabilmente versati per i prossimi tre anni: il provvedimento entrerà nella manovra e quindi dovrebbe essere in calendario nel Consiglio dei ministri di sabato. Un intervento che il governo ritiene necessario visto che il Fondo di solidarietà, che dal 2000 a oggi ha accompagnato crisi e ristrutturazioni permettendo di gestire serenamente gli esuberi attraverso 40.000 prepensionamenti, adesso è alle corde per via della «profonda rivoluzione» in atto, come la definisce il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, unita alle crisi in corso e a quelle annunciate. «Da qui al 2023 noi prevediamo almeno altri 43 mila esuberi tra le quattro banche in risoluzione, la trasformazione delle popolari in spa, la crisi di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza, il Montepaschi», dice Lando Sileoni, segretario generale della Fabi.
I fondi versati per la Naspi «non vengono utilizzati dalle banche, che non licenziano», ha sempre ribadito Patuelli. E quindi perché non utilizzarli per la categoria, sempre più messa a dura prova? Il Fondo esuberi, alimentato finora esclusivamente dalle banche, permette di pagare ai prepensionati un’indennità che corrisponde al 66% dell’ultimo stipendio; con ulteriori accordi interni si arriva fino all’85-90%. La pioggia di richieste da qui ai prossimi anni (e l’allungamento della copertura fino ai 7 anni) rischierebbe di far saltare il banco e creerebbe allarme sociale e crollo di fiducia nel sistema . L’intervento verrà strutturato in modo da non incorrere nell’obiezione che si tratti di aiuti di Stato.
Proprio ieri anche Bnl ha annunciato 683 esuberi, che però non prevedono il ricorso al Fondo di solidarietà: verranno gestiti infatti attraverso pensionamenti incentivati. I sindacati hanno definito però il piano inaccettabile, non tanto per gli esuberi quanto per il pesante intervento sugli accordi integrativi: 12 giorni di solidarietà nel biennio 2017-2018, taglio del 30% dei premi di produttività, blocco totale degli straordinari, congelamento delle carriere. «Il problema non è tanto il piano industriale in sé – spiega Marco Fogu, segretario First Cisl Bnl – che tra l’altro prevede anche l’assunzione o la stabilizzazione di 100 giovani. Noi denunciamo il progetto della banca di finanziare gli investimenti per migliorare la redditività con i sacrifici imposti ai dipendenti».

Rosaria Amato

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