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Bancari, firmato il rinnovo In busta paga 190 euro in più

Il nuovo contratto collettivo nazionale dei bancari, firmato ieri da Abi e dai sindacati (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin), è stato tanto sofferto – le trattative sono durate oltre un anno – quanto ricco di novità, tra cui una, da sottolineare, riguarda sicuramente il metodo di lavoro. Grazie alla Cabina di regia sulla digitalizzazione, le relazioni sindacali del settore verranno trasformate in un work in progress. In una nota, Abi spiega che la Cabina di regia è nata «con l’obiettivo di monitorare e analizzare le fasi di cambiamento derivanti dalle nuove tecnologie e dalla digitalizzazione, per tenere costantemente aggiornato il contratto». Tanto sono costanti e continui i cambiamenti, quanto il dialogo tra Abi e i sindacati sarà continuo. E l’auspicio è che sia un dialogo svolto non in una delle tante commissioncine che non arrivano a nulla, ma in un comitato che nasce ai massimi livelli con la partecipazione paritetica dei membri del Casl di Abi e dei segretari generali di tutte le organizzazioni, oltre a un altro sindacalista.

La parte economica

L’accordo riconosce un aumento medio a regime di 190 euro che verranno corrisposti in tre tranches: il primo gennaio del 2020 arriveranno ai 282mila bancari delle banche che danno mandato di rappresentanza ad Abi 80 euro, il primo gennaio del 2021 altri 70 euro e il primo dicembre del 2022 40 euro. Questa struttura degli aumenti, come spiega Abi, ha consentito di trovare un bilanciamento «tra la tutela del potere di acquisto della retribuzione e gli equilibri economici delle banche». Il risultato raggiunto è «un punto di equilibrio sostenibile grazie alla combinazione dei diversi elementi che incidono sulla struttura dell’impianto retributivo».

La dinamica salariale

Il segretario generale della Fisac-Cgil, Giuliano Calcagni, parla di conquista di «un aumento salariale di 190 euro per la figura media, che include la distrazione di circa un punto di produttività dal capitale finanziario al capitale lavoro, cosa mai accaduta a far data dal 1990». Si tratta, dice il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani, di «un’inversione di tendenza significativa rispetto alla stagione di moderazione salariale che abbiamo alle spalle. Va letta in quest’ottica anche l’abolizione del salario di ingresso per i giovani. Dal rinnovo del contratto dei bancari può venire la spinta anche agli altri settori. Solo così si rimette in moto la crescita e si dà una prospettiva di sviluppo al Paese».

Stop al salario di ingresso

L’intesa, aggiunge Calcagni, comporta «l’abolizione del salario di ingresso per i neoassunti e quindi da oggi in banca possiamo nuovamente affermare parità di salario a parità di lavoro».

Gli inquadramenti

Gli inquadramenti passano da 13 a 9 con un accorpamento dei due livelli delle due aree professionali più basse, con sostanziale invarianza della retribuzione. Dopo che il contratto siglato nel 2015 aveva istituito un’apposita commissione che non ha prodotto risultati, con questo rinnovo è stato fatto un primo, piccolo, passo per la riforma del vecchio sistema inquadramentale.

Il patto sociale

L’accordo valorizza un approccio che mira a rafforzare «il patto sociale tra imprese e lavoratori. In questa prospettiva nell’articolato del contratto entrerà l’accordo dell’8 febbraio 2017 sulle politiche commerciali. «Anche i profili relativi alle tutele per i lavoratori sono innovati con grande equilibrio e attenzione – dice Abi – per favorire un clima di serenità nel lavoro senza abbassare l’attenzione sugli elevati livelli di compliance e rispetto delle regole che le banche e i loro dipendenti devono avere». «Questo rinnovo – evidenzia il segretario generale della Uilca, Massimo Masi – nel valorizzare la categoria dei bancari, pone grande attenzione alla clientela e al recupero di un corretto rapporto fiduciario in tutto il settore del credito, come dimostra avere recepito nel Contratto Nazionale l’importante accordo sulle Politiche Commerciali e l’Organizzazione del Lavoro di febbraio 2017». Per Emilio Contrasto, segretario generale di Unisin, «di fondamentale importanza è il rafforzamento dell’area contrattuale che ricomprenderà la gestione dei crediti deteriorati (NPL e UTP) a garanzia dei lavoratori e della clientela in generale». La parola adesso passa alle assemblee dei lavoratori che dovranno votare l’ipotesi di accordo.

 

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