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Bancari, duello sul fondo esuberi

«Occorre che l’Abi e le banche facciano chiarezza sull’entità degli eventuali esuberi nel sistema bancario» avverte Raffaele Bonanni leader della Cisl raccogliendo l’allarme lanciato dal segretario del sindacato autonomo Fabi, Lando Sileoni sulla possibilità che a dover uscire dal settore del credito debbano essere in 35 mila. «Una cifra disastrosa», aggiunge Bonanni. In realtà le banche finora hanno annunciato, ognuna per la sua parte, tra i 19-20 mila esuberi. Il più alto numero di 35 mila sarebbe la quota di personale che, stando al confronto con la produttività e redditività internazionale, dovrebbe essere espulso per riportare il settore del credito italiano al livello degli altri competitor stranieri, soprattutto tedeschi, francesi e britannici. Perlomeno secondo i grafici e le proiezioni che martedì l’Abi ha illustrato ai sindacati di categoria e confederali. «È un’ipotesi teorica», dice il segretario della Fisac Cgil Agostino Megale preoccupato di più sulla «priorità» dell’ingresso dei giovani.
«È il modello di business che è entrato sotto pressione» ha spiegato a Tokyo Enrico Tommaso Cucchiani, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Il fatto è, ha aggiunto, che l’innovazione tecnologica e la diffusione del web-banking ha fatto emergere la scarsa redditività della rete distributiva, imponendo la chiusura di circa 3 mila sportelli. C’è insomma l’esigenza contraria a quella che negli anni Novanta aveva scatenato la caccia agli sportelli per rendere più capillare la presenza delle banche nel territorio. E non c’è dubbio che il settore stia cambiando pelle. Gli esuberi sono forse la conseguenza finale. In un decennio o poco più sono mutate le abitudini della clientela che non sosta più in attesa allo sportello ma usa per gestire il suo conto e le sue transazioni, con sempre più frequenza, il computer e la rete.
Anche il bancario si è dovuto adeguare, rinunciando ai privilegi conservati per anni e accettando, come è avvenuto con l’ultimo contratto, l’ allungamento dell’orario di lavoro con apertura anche il sabato. Ed anche la possibilità di dover cambiare mansioni, magari riconvertendosi alla vendita a domicilio presso il cliente.
Di sicuro comunque 20 mila esuberi su 325 mila dipendenti bancari non sono pochi soprattutto perché sui tavoli delle trattative le tensioni sono salite di tono. Il primo terreno di scontro, per esempio riguarda l’utilizzo del Fondo esuberi che da anni consente alle banche, che lo finanziano con le loro risorse, di promuovere uscite anticipate tutto sommato indolori. In pratica i lavoratori vengono accompagnati alla pensione beneficiando fino a cinque anni di stipendio pagati al 70-75%. Finora la scelta, seppure frutto di un accordo sindacale, è stata su base volontaria. Ora le banche — e i sindacati si oppongono — vorrebbero che il ricorso al Fondo esuberi fosse obbligatorio.
In secondo luogo è emerso il problema dell’applicazione di una norma individuata nel contratto per favorire, grazie all’utilizzo del part time, l’uscita dei più anziani e assieme l’ingresso dei più giovani: la creazione di un fondo di solidarietà che a valere su una legge dell’84 avrebbe dovuto consentire i cosiddetti contratti di solidarietà espansiva.

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