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Bancari, ancora tre crisi in arrivo

Con l’accordo sindacale in CariChieti (le uscite concordate sono volontarie) si chiude il capitolo delle tre good bank (le altre due, Etruria e Banca Marche hanno già siglato gli accordi nei giorni scorsi) che procederanno poi all’integrazione in Ubi, ma sono già all’orizzonte almeno altre tre situazioni critiche in cui i sindacati del credito saranno chiamati in causa. Si tratta di Cassa di risparmio di Rimini, Cassa di Cesena e Cassa di San Miniato per le quali è allo studio un primo schema di salvataggio che, secondo fonti sindacali molto vicine al dossier, prevederebbe che le tre banche finiscano sotto l’ala di Cariparma-Credit Agricole. Altri intanto si starebbero affacciando e nel sindacato c’è una certa preoccupazione soprattutto perché il fronte occupazionale non può dirsi saldo.
Con la chiusura degli accordi delle tre good bank in totale le uscite che dovrebbero essere realizzate sono 359 (di cui 270 in Banca Marche e 20 in Etruria già concordate, le restanti in CariChieti in corso di definizione proprio in queste ore). Numeri inferiori rispetto a quelli da cui gli istituti erano partiti e per i quali si è cercato di contenere l’impatto sociale con il ricorso al fondo di solidarietà di settore. Se nelle tre good bank la strada, pur in presenza di situazioni complesse, è stata quella di scegliere come interlocutore per il salvataggio un’altra banca, lo stesso i sindacati chiedono di fare per risolvere il fronte tosco-romagnolo. A preoccupare è l’eventualità che l’arrivo di un fondo possa compromettere ulteriormente i livelli occupazionali.
Sull’occupazione le parti hanno già raggiunto nei diversi istituti accordi in passato. In particolare Cassa di Cesena ha firmato in novembre un accordo con i sindacati per 174 prepensionamenti volontari e incentivati, mentre in Cassa di San Miniato l’ultimo piano industriale parla di un centinaio di esuberi. Ma non solo. In Cassa di risparmio di Rimini c’è ancora in corso una trattativa, aperta a fine dicembre, con l’annuncio di 75 esuberi su circa 655 dipendenti. Trattativa che allo stato attuale è congelata. Nelle tre realtà lavorano oltre 2.225 bancari di cui circa 655 in Rimini, 900 in Cesena e 670 in San Miniato.
Il fronte sindacale è compatto nel chiedere una soluzione che privilegi, anche nel caso delle tre nuove banche in crisi, l’aspetto industriale. «Per le tre banche Cassa di risparmio Rimini, Cassa di Cesena e Cassa di San Miniato non vogliamo salti nel buio né avventure di nessun genere e affermiamo senza ipocrisie e con la massima chiarezza che preferiamo nettamente la soluzione Cariparma Credit Agricole a qualsiasi eventuale tentativo di speculazione finanziaria», dice Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi. «Per mettere in sicurezza e rilanciare le tre banche, Banca d’Italia deve accelerare i tempi di una soluzione con Cariparma, risolvendo il problema delle sofferenze così come è stato risolto per le banche andate ad Ubi e Bper – spiega il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale -. Basta temporeggiamenti, serve velocità nelle decisioni». «Ho sempre sostenuto che il Credit Agricole, tramite Cariparma, doveva farsi carico dei problemi di Carim e Cesena anche per una contiguità territoriale – aggiunge il segretario generale della Uilca, Massimo Masi -. Quindi sono favorevole a questa operazione mentre esprimo tutta la mia contrarietà ad un eventuale interessamento di un fondo di private equity. L’esperienza vissuta con le 4 good bank insegna che solo le banche possono fare processi aggregativi con successo».

Cristina Casadei

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