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Banca Passadore e il «miracolo» del credito senza Npl

Chi l’ha detto che non si può fare credito, anche negli anni bui della crisi italiana, senza per forza imbarcare sofferenze e incagli? Qualcuno ci è invece riuscito. Ha anzi aumentato gli impieghi nel lungo e generalizzato credit crunch del Paese non scassando il bilancio sotto il peso degli Npl. Quel qualcuno è la Banca Passadore di Genova, storica piccola banca privata della Genova bene. I numeri dell’istituto sono da primato. Il bilancio 2016 presentato ieri ha visto l’utile netto salire a 15 milioni con un Roe del 9%. Dal 2010 al 2016 i profitte netti sono quasi raddoppiati. Ma non perchè si sia stretta la cinghia. Al contrario la banca genovese ha continuato a erogare denaro con i crediti saliti da 1 miliardo del 2009 a 1,6 miliardi dell’anno scorso. Quel 60% in più di nuove erogazioni non sono finite in sofferenze come è accaduto a molti. Il rapporto tra sofferenze nette e impieghi gira infatti sotto l’1%, quando la media del sistema bancario italiano viaggia al 5%. Niente di miracoloso. Se finanzi soggetti solvibili eviti le inadempenze. Certo si dirà che è facile per una piccola banca con clientela ultra-selezionata e facoltosa evitare di trovarsi nei guai. Concedi fidi solo a chi sai che sarà in grado di restituirti il denaro e puoi permetterti il lusso di respingere domande di credito da soggetti in difficoltà. Tutto vero. Ed è sicuramente una posizione di privilegio. Del resto se la banca è tua (la famiglia Passadore possiede il 20% il resto in mano a dinastie di spicco della città ligure) farai di tutto per non perderci pure dei soldi.

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