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Banca «obbligata» al risultato

La banca deve essere diligente nella gestione del patrimonio mobiliare affidatole con specifico mandato da un cliente: lo sottolinea la Cassazione (sentenza 24 febbraio n. 4393). Nel 1993 una banca aveva ridotto la quota azionaria di un investimento, portandola al 10 % a fronte di un limite massimo del 30% stabilito nel mandato ricevuto. Ciò aveva generato una redditività inferiore a quella realizzabile, con richiesta di risarcimento danni da parte del cliente. La sentenza segna un punto a favore del cliente: respinge la tesi dell’istituto bancario, che intendeva diluire i danni derivanti da proprie scelte errate, utilizzando in compensazione risultati della gestione del patrimonio mobiliare nei due anni precedenti. La media nel triennio, sosteneva infatti l’istituto, era stata coerente alla redditività dei fondi comuni bilanciati, di quelli azionari e comuni, sicché il cliente non poteva lamentarsi delle scelte operate dalla banca, anche se in controtendenza rispetto ad altri operatori professionali. La Cassazione è favorevole all’investitore, perché esclude dal contratto di gestione mobiliare il criterio della media di redditività: infatti il “servizio d’investimento” consiste in una gestione individuale con rendiconti che possono essere contestati anche a distanza di tempo, con scelte d’investimento stabili nel tempo. Ma la stabilità nel tempo non giustifica una valutazione “globale” della gestione, in cui si compensino perdite e guadagni: per verificare la corretta gestione del portafogli si può anche valutare segmento per segmento il comportamento – diligente o meno – del gestore, con la conseguenza che, se in un dato segmento temporale della gestione emerge un comportamento “gravemente colposo perché troppo prudenziale”, in violazione degli obblighi assunti, il cliente può chiedere – e ottenere – di essere risarcito del danno derivante da una redditività inferiore a quella realizzabile. L’obbligo del gestore, come del resto dell’intermediario finanziario in generale, è curare al meglio gli interessi del cliente (ciò era insito nell’articolo 6 della legge 1/91, vigente a1 tempo dei fatti, che prescriveva l’obbligo di comportarsi con diligenza, correttezza e professionalità nell’interesse del cliente). Tale dovere permane intatto per tutta la durata del rapporto. Il fatto, allora, che il gestore abbia operato molto bene in un certo arco di tempo, consentendo al cliente di realizzare i guadagni sperati, non implica che l’obbligo cessi per il periodo successivo. Per la Cassazione un guadagno pregresso non è un qualcosa che il cliente abbia lucrato al di là di quanto gli spettasse, e rispetto al quale si possa operare una sorta di compensazione con i minori guadagni del periodo successivo. Il cliente ha diritto di pretendere in ogni momento che il gestore gli assicuri il miglior rendimento possibile, e nulla esclude che lo stesso gestore, dopo aver adempiuto correttamente da principio il proprio obbligo, in un momento successivo venga invece meno ai suoi doveri.

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