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Banca negligente per il mutuo concesso a un noto criminale

di Patrizia Maciocchi

Perde i soldi la banca che concede un mutuo a un cliente noto come camorrista. La Cassazione (sentenza 33796/2011) esclude la buona fede per gli operatori di una filiale che avevano concesso un mutuo su due beni immobili confiscati dal giudice perché di proprietà di una società che faceva capo a due fratelli affiliati alla camorra.

La Cassazione avalla il decreto del Tribunale di Napoli che aveva respinto la richiesta della banca di far dichiarare l'anteriorità dell'iscrizione ipotecaria sui beni, proventi di reato, sottoposti alla misura di prevenzione. Secondo i ricorrenti il Tribunale pretendeva dalla banca un livello di conoscenza dei fatti ignoto alla stessa autorità giudiziaria.

I supremi giudici sono invece d'accordo sul fatto che gli operatori bancari non potevano non sapere, a prescindere dai tempi dell'adozione dei provvedimenti giudiziari. L'istituto di credito operava in un paese di 26mila abitanti, un piccolo centro in cui era impossibile essere all'oscuro della "carica" criminale dei correntisti e delle modalità con le quali gestivano la loro impresa.

Non ha dunque dubbi il collegio nell'affermare la grave negligenza da parte di operatori solitamente «attentissimi nella elargizione di prestiti, scoperture bancarie e mutui ipotecari». Una fiscalità che era invece venuta meno proprio in una situazione in cui, anche seguendo le abituali prassi creditizie, avrebbero potuto accertare senza difficoltà «le qualità sociali ed economiche di clienti tanto particolari». Esclusa dunque per la banca la buona fede che se, riconosciuta, avrebbe consentito il recupero delle somme.

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