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Banca Mediolanum si fonde con la holding In Borsa a dicembre

Banca Mediolanum scalda i motori per entrare in Borsa entro fine anno. L’amministratore delegato Massimo Doris nel corso di un incontro con la stampa ha illustrato nel dettaglio il processo di fusione per incorporazione di Mediolanum in Banca Mediolanum. Processo che verrà approvato dall’assemblea straordinaria prevista per il 29 settembre prossimo.
Ecco i passaggi. Il 25 maggio scorso i consigli di amministrazione di Banca Mediolanum e di Mediolanum Spa hanno deliberato la fusione per incorporazione di Mediolanum in Banca Mediolanum. Si tratta di una fusione inversa perché l’attuale controllante confluisce nella incorporante Banca Mediolanum. Questo comporterà la quotazione del titolo Banca Mediolanum prevista per fine anno. «Poiché per le nuove normative Mediolanum Spa è diventata capogruppo – spiega Doris – era come avere una banca con due consigli di amministrazione. È la “figlia” a incorporare perché tutti i dipendenti sono della banca e poi una banca quotata migliora ulteriormente il livello di trasparenza». Doris ha inoltre rivendicato il livello di solidità della banca: «Abbiamo un Core Tier 1 del 18,5% – ha sostenuto –, quindi ben al di sopra dei limiti regolamentari. Spesso gli analisti ci chiedono perché non scegliamo di distribuire una cedola più generosa, ma manteniamo la nostra politica di un payout degli utili pari al 60%. Non vogliamo distribuire le riserve in eccesso. Meglio restare molto al di sopra dei limiti regolamentari perché, nonostante sia partita la ripresa, ci sono sempre possibili rischi dietro l’angolo, come quelli provenienti dalla Cina. Se poi ,come sembra, gli organismi di controllo dovessero alzare i minimi richiesti, noi siamo a posto. Inoltre con il bail-in, avere un Core Tier 1 elevato aiuta ad acquisire nuovi clienti».
Il 29 settembre prossimo è prevista l’assemblea straordinaria per approvare l’operazione di fusione, che confermerà anche le attuali cariche, vale a dire Ennio Doris presidente e il figlio Massimo amministratore delegato. Dopodiché si procederà con gli adempimenti informativi ai mercati e per il 28 dicembre il titolo Banca Mediolanum verrà quotato al posto di Mediolanum con scambio uno a uno. «Per la clientela non cambia nulla – ha spiegato Doris –, anzi, ci saranno dei vantaggi in termini di maggior efficienza, rapidità nelle decisioni, minori costi, un solo bilancio da redigere e anche un risparmio fiscale visto che ci sarà un passaggio in meno di dividendi. Abbiamo corso parecchio per realizzare il progetto entro l’anno». La nuova entità possiederà il 100% del business bancario, assicurativo e dell’asset management. Terrà anche il 50% di Banca Esperia, visto che il progetto di vendita è stato accantonato, ma la questione potrebbe non essere chiusa definitivamente. «Con Mediobanca non abbiamo trovato l’accordo sul prezzo – ha detto Doris –. Se arrivasse un terzo acquirente o Mediobanca cambiasse idea se ne potrà riparlare». E sempre a proposito di Mediobanca, anche la quota del 3,4% resterà in capo a Banca Mediolanum: «Non abbiamo intenzione di cedere la partecipazione – ha affermato l’ad – e rimaniamo nel patto».
Sul diritto di recesso che potrà essere esercitato dal 5 a 20 ottobre Doris è stato molto chiaro: «Chi recede fa un cattivo affare. Abbiamo comunque stanziato 100 milioni per acquistare le azioni dei clienti che volessero chiedere il recesso, ma non ci aspettiamo che questo accada anche se il prezzo, fissato a 6,61, dovesse andare un po’ al di sotto di questa soglia».
Per quanto riguarda l’eventuale cessione da parte di Fininvest della quota eccedente il 9% in Mediolanum è rimandato tutto al 14 gennaio, data in cui si riunirà il Consiglio di Stato. «Fino a quel momento non si può sapere nulla – ha proseguito Doris –. Se Fininvest sarà obbligata a vendere la quota, noi abbiamo il diritto di prelazione e siamo disposti ad acquisire il 3 o il 4%, il resto andrà a investitori istituzionali. Mi auguro però che tutto rimanga così com’è».
Infine i numeri. Doris ha sottolineato la crescita dell’utile netto consolidato (+38% a 227 milioni), quella del margine commissionale (+31%) e della raccolta netta (3,27 miliardi da inizio anno). In calo il costo della raccolta, mentre i ricavi sono saliti del 21 per cento.

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