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Banca Marche, salvataggio a rischio

C’è il piano per la cartolarizzazione di due miliardi di crediti deteriorati, su cui il Fondo interbancario di garanzia sui depositi ha già deliberato una garanzia (di 800 milioni) sulla parte junior. C’è la disponibilità di Fonspa, che – oltre a occuparsi materialmente della gestione dei crediti deteriorati – è pronta a investire 2-300 milioni nell’aumento di capitale di cui avrà bisogno la good bank. Ma per il salvataggio di Banca Marche, commissariata dall’estate 2013, manca ancora un tassello, non irrilevante: bisognerà trovare un soggetto forte, possibilmente una banca, disponibile a partecipare all’aumento in misura non marginale. Chi lavora sul dossier ritiene alla portata un lieto fine entro i prossimi mesi, ma la partita non è chiusa.
Questione di soldi – Fonspa ha arruolato alcuni fondi (come l’americano Elliott specializzata in special situation) e ottenuto l’impegno del Fondo interbancario a garantire fino a 100 milioni di equity, più ci sarebbe l’interesse di Fondazione Cariverona, ma all’appello mancherebbero ancora alcune centinaia di milioni di euro – ma anche le prospettive industriali per la realtà che nascerà dal riassetto.
L’ideale, secondo la Vigilanza, sarebbe un partner bancario di elevato standing, una sorta di “approdo sicuro” in grado di incorporare il gruppo con sede a Jesi nel medio-lungo periodo.
L’operazione strutturata da Fonspa, infatti, secondo quanto avrebbero concordato i commissari, gli advisor e i “registi” di Fonspa, potrà reggere e stare in piedi sul versante finanziario soltanto nel caso in cui si troverà anche un partner industriale.
Escluse Intesa e UniCredit (chiamate come advisor dai commissari, poi uscite dalla partita quando c’è stato da votare in seno al Fondo e comunque ufficialmente disinteressate), in prima fila tra i potenziali partner figurano ancora una volta – in linea del tutto teorica – le controllate italiane di Bnp (Bnl) e Credit Agricole (Cariparma); anche le banche popolari, alle prese con la delicatissima partita della trasformazione in Spa, potrebbero essere le candidate ideali per entrare sul dossier, con una preferenza – per questioni dimensionali e per le ampie potenzialità di crescita nell’area – per il Banco Popolare e Bper. Ma al momento nessuno degli istituti sondati avrebbe dato il benestare all’operazione: un’incertezza che tiene in bilico il salvataggio.

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