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Banca Imi, profitti a 642 milioni

Un’altra maxi-cedola da mezzo miliardo. È quanto si prepara a versare Banca Imi alla capogruppo, Intesa Sanpaolo, dopo aver approvato nella giornata di ieri un bilancio da 643 milioni di utile consolidato, il 24,4% in più del 2011. «Anche nel 2012, nonostante il perdurare della crisi economica e gli impatti che questa ha avuto e sta avendo sui mercati, il bilancio di Banca Imi ha evidenziato una performance estremamente positiva», tiene a sottolineare un soddisfatto Gaetano Miccichè, amministratore delegato di Banca Imi oltre che direttore generale di Intesa, che a sua volta oggi esaminerà il bilancio consolidato 2012 in consiglio di gestione.
Anche perché, evidenzia Miccichè, i risultati centrati dalla banca l’anno scorso confermano il trend di crescita imboccato nel 2007, alla fusione tra Imi e Caboto: da allora il tasso di crescita annuale è stato mediamente del 20%: «Possiamo sottolineare con giustificato orgoglio come Banca Imi abbia saputo registrare un ininterrotto trend crescente, anno dopo anno», dice ancora Miccichè, ricordando una filosofia basata «sulla centralità dei clienti, sui servizi a loro dedicati e sulla ricerca di risultati sempre sostenibili nel tempo».
Anche di qui nascono i 500 milioni di dividendi, il doppio rispetto al 2011 – quando, per motivi prudenziali, si erano aumentate le riserve a copertura di eventuali minusvalenze, poi non verificatesi, sui titoli di Stato in portafoglio – e superiori anche al 2010, quando erano stati pari a 400 milioni. Nella sua ultima seduta prima della scadenza naturale, il cda presieduto da Emilio Ottolenghi ha approvato un bilancio che vede il margine d’intermediazione consolidato salire del 24,7% a un miliardo e mezzo; il Core tier 1 della banca si colloca al 13,5%, confermando così la solidità patrimoniale. Salgono i costi operativi, passati da 306 a 346 milioni, ma «l’aumento è da ricondursi agli investimenti del progetto strategico di ridefinizione delle infrastrutture It e gli altri investimenti da piano, al potenziamento delle strutture di origination e sales di profilo internazionale e all’integrazione dei desk di public project finance di Biis», si legge nella nota diffusa da Imi.
Nel contesto dell’M&A, si legge ancora, Banca Imi conferma la prima posizione in Italia quale financial advisor per numero di operazioni, pari a 28 pur a fronte di un mercato in contrazione di oltre il 40% rispetto al 2011, dove, a un primo semestre particolarmente negativo, è seguito un recupero nella seconda metà dell’anno. Per diverse operazioni il closing è atteso nel primo semestre 2013: cessione da parte di Cinven del business dell’aviazione del Gruppo Avio, cessione da parte di Bain Capital e Clessidra di Cerved e acquisizione da parte di Fincantieri di Stx Osv, transazione che rappresenta la più grande operazione cross border annunciata da una società italiana nel 2012. Nel mercato primario obbligazionario, Banca Imi si è confermata leader per emittenti italiani con una market share di 11,8%, consolidando anche il ruolo a livello europeo. Di rilievo il numero di transazioni concluse a profitto degli emittenti corporate, tra cui Fiat Auto, Eni e Telecom Italia, mentre nel comparto high yield la banca ha svolto un ruolo particolarmente attivo che intende accrescere ancora in modo significativo. Nel mercato primario l’attività è stata guidata da aumenti di capitale e accelerated bookbuilding che hanno nell’insieme totalizzato circa il 70% di tutto il mercato; confermata anche la leadership nel comparto Opa/delisting per la banca che a fine dicembre svolgeva, inoltre, il ruolo di specialist o corporate broker per 47 società quotate sul mercato italiano.

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