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Banca Imi, l’utile a quota 1,41 miliardi. «Ora il focus è sulle infrastrutture»

Il mercato attuale, per chi fa corporate e investment banking, non è dei più semplici. Basti pensare che nel 2019 il mercato dei prestiti sindacati nell’area Emea è sceso del 6% in termini di volumi e del 40% in Italia (fonte Dealogic). Ma pur in un contesto sfidante, Banca Imi e la divisione Cib di Intesa Sanpaolo sono riuscite ad andare controtendenza, segnando addirittura un record di crescita. L’utile netto di Banca Imi nel 2019 ha toccato gli 1,41 miliardi, il dato più elevato mai realizzato fino ad oggi, con un balzo del 76% sul 2018. La divisione Cib nel complesso ha realizzato un risultato netto di 1,93 miliardi, in crescita dell’1,6% rispetto all’anno precedente, quando però aveva ceduto la partecipazione in Ntv: al netto, l’incremento sarebbe del 16,7%.

Risultati che, per Mauro Micillo, numero uno della divisione Cib e addi Banca Imi, sono il frutto di una strategia che parte da lontano. «Da tempo abbiamo fatto la scelta di catturare quote fuori Italia, dove oramai generiamo stabilmente il 50% dei ricavi». Una strategia che si è tradotta in «un’ottima performance dei ricavi, sia sul fronte commissionale che del margine di interesse, unita alls capacità di tenere sotto controllo i costi».

Dietro la performance c’è soprattutto l’andamento della gestione degli attivi finanziari, i cui ricavi per Imi sono raddoppiati a 1,36 miliardi, tanto che il Roe è balzato dal 21,7% del 2018 al 31,7%. Merito in particolare della mossa decisa a inizio 2019, e voluta dall’ad Carlo Messina, di redistribuire la componente di rischio degli investimenti nel gruppo, lasciando così maggiori margini di movimento (e di risultato) all’area guidata da Micillo. «Grazie all’ottimizzazione della modalità di gestione del rischio abbiamo specializzato i portafogli: la divisione Cib si è specializzata in quelli d’investimento, mentre la gestione dei portafogli di liquidità, che hanno anch’essi prodotto risultati assai positivi – è rimasta in capo ai colleghi della tesoreria. Abbiamo così avuto maggiore spazio d’intervento, pur mantenendo inalterata la componente complessiva di rischio (il Var, ndr) a livello di gruppo», spiega Micillo. La revisione della gestione dei portafogli è solo una delle tappe di avvicinamento alla riorganizzazione societaria che vedrà la fusione nel gruppo di Banca Imi probabilmente nel secondo semestre di quest’anno, visto che le richieste in Bce sono già partite. Le sfide, in prospettiva, certo non mancano. Due però sono i filoni su cui il Cib intende puntare per continuare ad alimentare la redditività. «Vogliamo crescere nel mondo dell’infrastructure financing, dai porti, alle ferrovie o alle tlc per arrivare al versante della sostenibilità, in particolare finanziando i processi di transizione delle aziende verso modelli circolari o comunque più sostenibili: in questo contesto stiamo esaminando sei nuove operazioni per la Circular Economy».

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