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Banca Ifis, nel piano niente fusioni: focus sugli Npl e sul factoring

MILANO

Banca Ifis punta sulla crescita per linee interne e archivia la stagione dell’M&A, culminata con le trattative (poi sfumate) con Credito Fondiario per creare una piattaforma comune nel settore dei non performing loan. Il gruppo guidato da Luciano Colombini nel nuovo piano al 2022 punta ad un utile netto a 147 milioni di euro e a garantire nel contempo un pagamento di un consistente dividendo agli azionisti con un «payout ratio» del 40%-45% che, ai prezzi attuali di Borsa, corrisponde a un rendimento di oltre il 7%. La società prevede una profittabilità per tutte le business unit, con un vantaggio competitivo maggiore nella divisione Npl e nel factoring, e una crescita totale dei ricavi a 602 milioni al 2022 contro i 557 previsti per il 2019, i 575 per il 2020 e i 589 per il 2021. Nello stesso arco di tempo, il risultato netto passerà dai 123 milioni attesi per il 2019 ai 125 del 2020, ai 135 del 2021 per arrivare appunto a 147 nel 2022. In questo caso il cagr previsto è del 6,1%. Per quanto riguarda infine il cost-income ratio, le proiezioni sono per una riduzione al 52,1% nel 2022 contro il 55,9% atteso per il 2019 e il 57,8% atteso per il 2020, anno in cui il gruppo, come ha spiegato Colombini, avvierà un piano di esodo volontario che riguarderà circa 70 dipendenti con un onere di 17 milioni che sarà tuttavia compensato dalla valorizzazione dell’immobile di Corso Venezia. Previsti inoltre circa 60 milioni finalizzati a supportare la crescita organica (con 190 assunzioni).

I riflettori sono anche su un incremento dei volumi per 1 miliardo di crediti verso la clientela nel segmento commercial e corporate banking per effetto dell’innovazione digitale, del nuovo modello di copertura del mercato e della rinnovata strategia di comunicazione. Nei target il rote (cioè il rendimento del patrimonio netto tangibile) è in crescita all’8,9% mentre il Cet 1 è visto al 12% nel 2022 al di sopra dell’attuale soglia Srep dell’8,12%. Per quanto riguarda il funding, il gruppo bancario veneto prevede di emettere nuovi bond per un massimo di 1 miliardo di euro e di utilizzare lo strumento delle aste a lungo termine della Bce (Tltro III) fino a un massimo di 1,5 miliardi di euro.

Ma il focus è soprattutto sul settore degli Npl , dove sono previsti acquisti di portafogli per 8,5 miliardi (a valore nominale). Sotto i riflettori anche la riorganizzazione societaria attraverso la concentrazione delle attività di acquisto in Ifis Npl e di tutte le attività di servicing in una società di nuova costituzione, Ifis Npl Servicing.

Non è prevista invece attività di fusioni e acquisizioni. Malgrado il consolidamento in atto nel settore delle piattaforme di gestione degli Npl, Ifis punta sulla crescita organica, tranne che in futuro non si presentino opportunità: «Al momento direi di no, non abbiamo in programma di fare operazioni di m&a» spiega Colombini. «L’operazione con Credito Fondiario è saltata per questioni di governance – ha detto il manager – ma aveva senso data la nostra forza nel mondo unsecured e la loro in quello secured. Ma purtroppo non siamo arrivati a un accordo definitivo per quanto i nostri rapporti rimangano ottimi».

Alla presentazione del piano ieri a Milano erano presenti anche esponenti di Credito Fondiario, ma lo stesso Colombini ha escluso che le trattative con la controllata di Elliott possano riprendere. In prospettiva, ha aggiunto Colombini, Banca Ifis potrebbe prendere in considerazione di acquisire un servicer nel comparto degli npl secured ma l’opzione più probabile è quella di acquisire un team specializzato, «una soluzione più economica e altrettanto performante». Esclusa infine dal vicepresidente Ernesto Fürstenberg qualsiasi riduzione della quota in Ifis. «L’obiettivo di quest’anno», ha detto, «è il rilancio del marchio». La famiglia Furstenberg controlla il 50,41% del gruppo tramite la holding La Scogliera.

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