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Banca Ifis acquista crediti deteriorati per 1,4 miliardi

Mentre banchieri e autorità di regolazione scrutano quotidianamente, e si interrogano preoccupati, sul tema caldo delle sofferenze bancarie, Banca Ifis mette a segno la sua più grande operazione di acquisto, sul mercato secondario, di Npl. Il piccolo operatore specializzato ha chiuso ieri l’acquisizione di un portafoglio di crediti deteriorati del valore nominale di 1,4 miliardi. Sono prestiti malati, molto frammentati (sono 18omila posizioni con importi medi tra 5mila e 30mila euro) focalizzati nel settore del credito al consumo. Ceduti unaprima volta da un gruppo italiano del settore a un fondo specializzato americano che ha deciso a sua volta di rivenderli a Banca Ifis. «È la nostra terza operazione sul mercato secondario, la più grande per dimensioni, dopo quelle da 1,3 miliardi e da 400 milioni fatte in precedenza», commenta Giovanni Bossi, l’ad di Banca Ifis.
Continua pagina 39 Fabio PavesiContinua da pagina 35 Con l’acquisto di ieri del portafoglio prestiti di difficile esigibilità, che Ifis andrà a recuperare nei prossimi anni, l’istituto veneto porta a quota 9 miliardi il suo book di Npl di proprietà che conta ora un milione di posizioni. Ma qual è la ratio economica di un’operazione che pare azzardata vista da lontano? «Noi acquistiamo a prezzi molto bassi e stimiamo, grazie alla nostra macchina industriale ormai rodata, tassi di recupero doppi rispetto ai costi di acquisizione. Abbiamo le competenze e le forze per operare in un mercato, quello del credito al consumo molto parcellizzato». L’acquisto del portafoglio da 1,4 miliardi sarebbe costato a Ifis tra i 50 e i 60 milioni e la banca si aspetta tassi di recupero tra il 6 e il 10% di quel valore nominale. Vuol dire attendersi ricavi nella parte bassa della stima per almeno 90 milioni. «Sono i nostri tassi di recupero storici che contiamo però di far salire nei prossimi anni», prosegue Bossi che si mostra fiducioso sulla possibilità di rendere più che remunerativo per la banca l’attività di gestione delle sofferenze nel credito al consumo. Del resto il costo di acquisto per il portafoglio già esistente prima dell’operazione di ieri e che vale 7,7 miliardi è attorno al 3,4%. Quei crediti malati e che sono la materia prima per la banca sono a bilancio infatti per 265 milioni. Ora si aggiungono i 50-60 milioni del deal con il fondo Usa . Se i tassi di recupero sono quelli finora registrati ci si può attendere ricavi nell’ipotesi più conservativa per quasi 600 milioni. La variabile chiave è il tempo necessario per incassare che in Italia è assai più lungo e problematico che nel resto d’Europa. Intanto Banca Ifis continua a marciare più che spedita. Dal 2012 al 2014 i ricavi complessivi dell’istituto di Mestre sono saliti del 15% con gli utili passati da 78 milioni a 96 milioni del 2014. Ma l’anno d’oro per la banca veneta è sicuramente il 2015 che godrà,secondo le stime degli analisti che si attendono utili netti per oltre 160 milioni, non solo del buon andamento del business tradizionale ma del forte impatto dei ricavi da trading, stimato in quasi 125 milioni. È l’effetto della compravendita di titoli di Stato italiani, BoT e Btp a breve, avviata da Bossi nel pieno della crisi dello spread il cui portafoglio era arrivato a valere ben 8,5 miliardi. Oggi quei titoli sono scesi sotto i 3 miliardi, ma il trading ha consentito a Banca Ifis di fare utili a go go con il record da 125 milioni di profitti, solo da questa attività, atteso per l’intero 2015. La corsa in Borsa è la derivata dell’andamento scoppiettante dei conti con il titolo salito dell’87% in un anno. L’anno d’oro dell’incasso dai BTp.

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