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Banca Generali rileva il private banking di Credit Suisse Italia

Banca Generali mette a segno quel colpo che da tempo il mercato si aspettava: per una cifra vicina ai 50 milioni di euro si è assicurata il ramo private banking, affluent e upper affluent, di Credit Suisse in Italia. E gli operatori non hanno esitato a promuovere l’accordo complice anche il fatto che il valore della transazione è stato giudicato fair dagli operatori: «Normalmente si paga il 2,5% degli asset quando si recluta un singolo consulente», ha scritto Citi nella nota diffusa ieri in mattinata.
«Siamo indubbiamente molto soddisfatti – ha commentato a Il Sole 24 Ore Piermario Motta, amministratore delegato di Banca Generali – e questo non solo per il taglio dell’operazione che ci consente un importante salto dimensionale ma anche per il fatto che Credit Suisse, maestro come tutte le banche svizzere del settore private, ha scelto noi come interlocutore privilegiato». A proposito di salto dimensionale, l’acquisizione porta nelle fila di Banca Generali 60 promotori e asset per 2 miliardi di euro. Il profilo dei professionisti che verranno inglobati è peraltro di buon livello, con un portafoglio medio vicino ai 30 milioni di euro, più elevato di quello che conta oggi la società e che si aggira attorno ai 20 milioni.
L’acquisizione dunque incrementa del 7% gli asset e proietta la società vicina ai 35 miliardi di euro complessivi in gestione, considerato che già oggi il portafoglio è oltre i 31 miliardi. «Se, come ci attendiamo, il via libera delle Autorità competenti arriverà per l’autunno, chiuderemo l’anno al quarto posto nel ranking nazionale in termini di asset. Senza contare che diventeremo la prima banca private quotata in Italia», ha spiegato Motta. Complice il fatto, tra l’altro, che la crescita del gruppo si sta concretizzando anche attraverso l’assunzione di nuovi bunker: «Siamo già a 50 nuove unità da inizio anno, tutti con profili di alto livello». L’inserimento dei nuovi professionisti è l’altro canale tramite il quale Banca Generali sta dando forte impulso alla propria raccolta. La fase, d’altro canto, aiuta. Ma sarà sempre così positivo il contesto per gli operatori di settore? «In Italia ci sono 9 mila miliardi di risparmi, di cui 3,5 mila sono investiti in strumenti mobiliari e di questi appena il 9% si appoggia alle banche reti, negli Usa sono il 60%. Fino a oggi in Italia non poteva essere altrimenti considerato l’alto rendimento sempre garantito dai nostri titoli governativi. Ora, però, quell’investimento sempre percepito come risk free non dà più le soddisfazioni di un tempo e noi siamo in grado di competere sul fronte dei rendimenti. In aggiunta siamo una struttura organizzata, forte di un team qualificato sia in termini di consulenza che di advisory, cosa che una banca tradizionale non può offrire. Ecco perché di fronte a noi ci sono opportunità infinite».
Per questo, lo shopping di Banca Generali potrebbe non chiudersi qui. «Certo, a patto che si presenti l’occasione giusta. Operazioni come quella appena annunciata sono il taglio adatto a noi anche perché non comportano alcuno sforzo dal punto di vista dell’assorbimento nella nostra struttura organizzativa. Continueremo a guardarci attorno ma con uno sguardo selettivo e continueremo a cercare professionisti di alto livello».
Tornando all’operazione, per Credit Suisse si è rivelata altrettanto strategica: «Questo accordo assieme alla recente acquisizione delle attività di private banking di Morgan Stanley in Italia, ci permette di proseguire in modo determinato il nostro progetto di focalizzazione sulla clientela high net worth e ultra high net worth, dove nel solo segmento uhnw nei primi sei mesi del 2014 abbiamo raccolto in Italia oltre 1 miliardo di euro», ha dichiarato Giorgio Riccucci, responsabile Private Banking per l’Italia di Credit Suisse.

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