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Banca Generali pronta per Mifid2

Banca Generali gioca d’anticipo ed è già pronta all’appuntamento con Mifid 2, forte di un modello focalizzato sulla consulenza non indipendente ormai nel perimetro del private banking e con servizi di advisory innovativi che hanno già portato risultati positivi. Protagonista di un settore che corre da 10 anni (dal 2006 è cresciuta del 141% versus il 74% del sistema Assoreti) BG per il 2017 ha alzato le stime di raccolta netta: da 4,5 a 5,5 miliardi (ora è a quota 3,8 miliardi, + 31% sul 2016), grazie al contributo dei 620 milioni incassati a giugno. Il semestre si chiude così con un patrimonio di 52 miliardi, proteso ai 70 miliardi previsti nel 2021.
La Mifid2, in vigore da gennaio, porta con sé una serie di cambiamenti radicali nel business dei servizi finanziari: dalle maggiori indicazioni sui costi dei prodotti ex ante e ex post a una più attenta tutela dei clienti; da una maggiore trasparenza e qualità alla pressione sui ricavi (limitazioni agli incentivi delle case prodotto) alle competenze certificate dei consulenti.
L’impatto può essere significativo sul conto economico delle società. «Banca Generali – ha spiegato l’ad Gian Maria Mossa, ieri durante la presentazione al mercato londinese delle strategie della banca post Mifid2 – ha saputo trasformare per tempo le novità normative in opportunità. Qualità, trasparenza, gestione del rischio sono il nostro focus e il nostro modello continua ad essere sostenibile, grazie al mix ottimale di prodotti, commissioni da risparmio gestito in aumento, nuovi flussi di ricavi da consulenza e nuove piattaforme evolute nei servizi bancari come quella con Bnp Paribas. Infine, contenimento dei costi e in futuro possibili acquisizioni, sempre a costi sostenibili». Perché Mifid2 mette sotto scacco i piccoli operatori, possibili prede per chi come BG vuole sfruttare economie di scala. La banca, forte di una rete di professionisti molto qualificati al fianco dei clienti, nel 2018 punta al nuovo contratto di consulenza evoluta che fa perno su soluzioni personalizzate riguardanti non solo gli investimenti ma anche real estate, ottimizzazione del patrimonio di imprese protezione delle famiglie.
Sul “pricing” alla tradizionale “fee on top”, è prevista anche una fee onnicomprensiva che scorpora tutti i costi e lascia al cliente la scelta della pura consulenza per il portafoglio amministrato. La sfida di BG passa anche dalla trasformazione digitale che tocca sia l’operatività della banca, sia la vita dei 1.900 professionisti. Questi hanno a disposizione un robo for advisor, ora totalmente operativo, con una piattaforma su misura fatta in casa che aumenta la produttività e riduce i costi. Gli investimenti in tecnologia sono ammontati a 20 milioni. A questi si aggiungono le nuove piattaforme che rafforzano le banking fees, in chiave di trading e front in arrivo nel 2018 per consentire al cliente di operare in execution only. A rendere sostenibili nel futuro i risultati di BG ci sono il contributo crescente dalle commissioni dal 74 al 91%, il mix di asset che è migliorato, il successo delle soluzioni contenitore, prodotti ad alta remunerazione e l’aumento delle commissioni da consulenza evoluta (dagli attuali 300 milioni si punta a 5 miliardi nel 2019). C’è invece un cambio di rotta sulle performance fee. Da gennaio per i nuovi prodotti queste non saranno più calcolate su base trimestrale ma su base annuale con un meccanismo trasparente che calcola il giorno di ingresso e l’anno successivo (high water mark). Una voce, questa, che in futuro sarà destinata a contare meno nel perimetro dei ricavi. Come era immaginabile in epoca Mifid2.

Lucilla Incorvati

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