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Banca Generali, l’utile del 2019 sale a 272 milioni

Semaforo verde al bilancio annuale di Banca Generali. I risultati approvati dal cda dicono che il 2019 è stato un anno molto positivo per la banca guidata da Gian Mara Mossa: l’utile netto ha chiuso i battenti a 272,1 milioni con un incremento del 51% rispetto al 2018, mentre quello ricorrente è balzato a 150 milioni (+12,7%). In crescita anche le masse, passate dai 57,5 miliardi di fine 2018 ai 69 miliardi attuali con un progresso del 20%. Oltre il 36,5% di questa cifra è in capo rispettivamente al risparmio gestito e alle assicurazioni, mentre il 26,7% è ricondicibile all’amministrato. Dalla banca sottolineano che questi dati sono i migliori mai conseguiti, complice anche il rinnovato clima di fiducia che si è stabilito sui mercati nel 2019. Tra le altre cifre, da segnalare l’aumento del margine di intermediazione a 578 milioni (29%), mentre il margine finanziario è stato di 88,2 milioni (+4,9%). La ripresa delle commissioni di gestione (646 milioni) ha inoltre favorito il progresso delle commissioni lorde che hanno totalizzato 881 milioni con un aumento del 18,8 per cento. Ma contestualmente sono saliti anche i costi operativi del 12,5% a 221,2 milioni, anche per il consolidamento di Valeur e di Nextam Partners. Con Nextam l’integrazione si completerà quest’anno, mentre con Valeur il progetto è partito a ottobre e sta andando avanti come programmato. Su base trimestrale, l’utile netto è stato pari a 76,1 milioni con un aumento del 71,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. «Ci sono dati che reputo particolarmente significativi – ha detto Gian Maria Mossa, amministratore delegato e dg di Banca Generali -. Da un punto di vista commerciale i 69 miliardi di masse e i 5,1 miliardi di raccolta nel 2019 di cui 76% dalla struttura esistente. Inoltre il dato sulla consulenza evoluta è più che raddoppiato raggiungendo i 4,7 miliardi. Dal versante finanziario, oltre i 272 milioni di utile, penso siano molto importanti i 150 milioni di utili ricorrenti, triplicati nel giro di 5 anni (erano 50 a fine 2013, ndr). Abbiamo anche incrementato il dividendo portandolo da 1,25 a 1,85 euro con un dividend yield del 6% su un titolo già salito di oltre il 50% dal 2019 . E l’aspetto rilevante è che lo paghiamo in due step: 1,55 a maggio e il restante 0,30 a gennaio 2021, in modo tale da stabilizzare la crescita della cedola in termini assoluti». Ma se il 2019 è stato un anno positivo, anche il 2020 sembra essere partito con il piede giusto: «A gennaio abbiamo già raccolto 438 milioni – ha concluso Mossa -, grazie soprattutto alle soluzioni di risparmio gestito. E febbraio si sta muovendo nella stessa direzione».

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