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Banca Finint Con consulia andremo in borsa

L’impresa al centro. Banca Finint non si smentisce. Il gruppo guidato da Enrico Marchi, presidente, co-fondatore e azionista, nel gennaio scorso ha affidato a Fabio Innocenzi il ruolo di amministratore delegato. Partito da Verona e arrivato a Conegliano Veneto dopo essere passato per Boston e Milano e aver ricoperto ruoli importanti in Pioneer, Banco Popolare, Carige, nei gruppi Intesa, Unicredit e Ubs, oggi Innocenzi arrivato ai 60 anni ha messo a punto il nuovo piano industriale di Banca Finint che disegna, tra le altre cose, la possibile acquisizione di Banca Consulia, la quotazione in Borsa nel 2022 e un accordo di collaborazione con CiviBank, la ex Banca Popolare di Cividale del Friuli che ha recentemente trasformato la propria forma sociale in Spa.

Profilo

«Oggi Banca Finint è completamente diversa dagli altri attori del settore – dice Innocenzi – perché realizza i propri ricavi per circa il 90 per cento da commissioni, la maggior parte della quali sono ricorrenti e anticicliche. Il nostro è un business specialistico a basso assorbimento di capitale e anche queste sono due caratteristiche che ci contraddistinguono. Dalle cartolarizzazioni, che sono state motivo fondante di questa società, arriva ancora circa il 60 per cento del margine di contribuzione. Negli anni questo ha permesso a Finint di costruire una expertise che ci ha portato ad essere innovativi nel corporate and investment banking con prodotti come i Mini bond e i Basket bond. A tutti gli effetti, oggi Finint è una società di servizi, rivolta alle imprese, con in più la licenza bancaria che ci sottopone a obblighi di Vigilanza, a tutto vantaggio della clientela e al rispetto di particolari requisiti di patrimonializzazione».

Su questa piattaforma si inserisce ora il piano che Innocenzi ha messo a punto e che affianca alle tradizionali attività, un impegno nel wealth management e nella gestione dei Non performing loans, settore nel quale Finint già opera con Revalue. «La nostra volontà – spiega Innocenzi – è quella di confermare la leadership nelle cartolarizzazioni, spostando sempre in avanti il nostro confine di evoluzione, sia relativo agli asset tangibili che intangibili, secondo un modello snello e flessibile che permette a Finint un’offerta esattamente opposta a quella dei grandi gruppi, che si basano invece sulla standardizzazione. Ma a fianco delle competenze per così dire tradizionali vogliamo mettere il wealth management, dove il vero tema è la famiglia dell’imprenditore. Noi seguiamo l’impresa in tutte le sue espressioni ed esigenze. Ora vogliamo guardare alla famiglia che è la naturale area di diversificazione delle attività finanziarie».

Finint pensa a una gestione del capitale attraverso fondi che, sottolinea Innocenzi, «appaiono quasi come dei club deal all’interno di un veicolo collettivo di investimento». Per completare l’offerta, Finint sta guardando alla acquisizione di Consulia, presieduta da Cesare Castelbarco Albani, banca attiva esclusivamente proprio nel wealth management. Finint ha presentato un’offerta vincolante per l’acquisizione, che prevede che ai soci Consulia vengano attribuite sia azioni sia una componente cash. L’offerta è stata approvata dalla banca e dagli azionisti e resta subordinata al positivo esito delle due diligence e al rilascio delle necessarie autorizzazioni. «Ci sono tre cose che ci piacciono in modo particolare di Banca Consulia – spiega Innocenzi -: anzitutto, si occupano solo di private banking; poi hanno un livello che considero il più elevato in Italia in termini di consulenza avanzata alla clientela e, infine, sono complementari al nostro business. Per Consulia si tratterà di continuare a fare su scala più grande quello che già fanno, mentre noi acquisiremo competenze in un settore ad elevato tasso di sviluppo». Con circa 10 mila clienti, Consulia opera oggi attraverso 150 tra bankers e promotori, che hanno in portafoglio masse per circa 3 miliardi di euro.

Piazza Affari

Benché basata a Conegliano, un po’ sullo stile di alcune istituzioni finanziarie anglosassoni, Finint rivendica un ruolo di leadership in alcune nicchie di mercato e un ruolo primario nella finanza del Nordest, specie dopo la scomparsa, ormai più di cinque anni fa, delle due banche popolari, Vicenza e Veneto Banca. L’accompagnare la crescita dimensionale delle imprese, anche attraverso prodotti innovativi, potrebbe ora essere affiancata da una più stretta collaborazione con CiviBank. Un’ipotesi accarezzata dal presidente Marchi, che Innocenzi mette a fuoco: «A noi piace l’idea di valorizzare ciò che rimane del sistema finanziario del Nordest, ma senza pensare a unioni tra una banca d’affari e una banca commerciale. Non stiamo guardando a scambi azionari, quanto piuttosto a un supporto di capitale attraverso un nostro fondo, sul modello dei fondi di permanent capital». Nessuna aggregazione quindi, ma un rapporto più intersecato tra le relative autonomie di una banca commerciale e di una merchant bank. Mentre assai più concreto è il progetto di quotazione dell’istituto: «ci piacerebbe quotare Banca Finint alla Borsa di Milano nel corso del 2022, con Consulia al proprio interno», conclude Innocenzi. Sarebbe il punto più luccicante di un percorso che prevede, nel piano strategico appena messo a punto, di arrivare a fine 2023 con un margine di intermediazione a 81,5 milioni di euro (+49,3 nel triennio) e un utile ante imposte a 34,8 milioni di euro (+85% nel triennio), con una significativa crescita nel corporate & investment banking e dall’asset management, oltre allo sviluppo del wealth management. Il tutto condito con 123 nuove assunzioni nell’arco del piano.

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