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Banca Etruria, scambi sospesi in Borsa

Titolo sospeso fino a nuova comunicazione. Un consiglio di amministrazione sciolto. E una città, Arezzo, sottosopra. L’annuncio del commissariamento di Banca Etruria giunto mercoledì sera ha spiazzato operatori e azionisti. Che da ieri hanno visto congelare le loro azioni sul mercato «in attesa di comunicato», come indicato ieri da Borsa Italiana.
Il comunicato, in verità, è arrivato in serata. Su richiesta della Consob, i commissari straordinari hanno risposto che «non risulta possibile, ad oggi, fornire elementi di dettaglio sulla situazione della banca». E che, comunque, il «disciolto Cda» aveva esaminato «un forte deterioramento dell’attivo che ha comportato una significativa contrazione del patrimonio della banca».
Difficile, in questo clima di incertezza, che il titolo venga riammesso sul listino. Lo scenario, dunque, è quello di una replica – su scala maggiore – della vicenda relativa a Banca Popolare di Spoleto, istituto umbro commissariato nel settembre 2013, le cui azioni vennero sospese a tempo indeterminato in Borsa proprio subito dopo l’arrivo degli uomini di Bankitalia.
Del resto ci vorrà del tempo perchè gli ispettori possano farsi un’idea più precisa e dettagliata sulla situazione contabile della banca toscana da diffondere al mercato. Da subito i commissari si sono messi al lavoro per una prima acquisizione sommaria dei conti, a cui assiste formalmente almeno un componente del comitato di sorveglianza. Il loro compito non è facile: devono accertare la situazione aziendale e fare chiarezza sulle irregolarità delle gestioni precedenti, tutelando nel contempo gli interessi dei creditori e dei depositanti. Ma già in città corre voce di un possibile ricorso da parte di alcuni membri del Cda contro la mossa della Vigilanza. Una strada intrapresa anche da Pop Spoleto, il cui iter legale tuttavia non è ancora concluso.
Di certo appare chiaro come in questi mesi il patrimonio di vigilanza sia sceso abbondantemente sotto le soglie minime richieste. Lo stesso comunicato della banca che ha annunciato il commissariamento parlava di «gravi perdite del patrimonio».
Secondo alcune fonti, il Tier 1 ratio sarebbe sceso attorno al 5 per cento contro il 6% minimo previsto. Non è un caso che la stessa banca a gennaio avesse segnalato di avere un Tier 1 ratio oramai al di sotto i minimi regolamentari, e che le prospettive fossero per un «ulteriore diminuzione». Ma il vero propellente per l’azione di Bankitalia sarebbe stato l’esito dell’ispezione partita a novembre scorso, che avrebbe fatto emergere almeno 200 milioni di nuove rettifiche su crediti, che si sarebbero aggiunte ai 217 maturate ai primi nove mesi dell’anno scorso. A settembre scorso, i soli crediti deteriorati eravano pari 1,66 miliardi contro un patrimonio netto di 534 milioni.
La situazione ad Arezzo sarebbe insomma diventata sempre più incandescente. Così come drammatica sembra essere stata la scena cui si è assistito mercoledì pomeriggio, nella sede aretina della banca. L’insediamento dei commissari Riccardo Sora (già commissario di Tercas) e Antonio Pironti – con Paola Leone, Silvio Martuccelli e Gaetano Maria Giovanni Presti indicati per il comitato di sorveglianza – è avvenuto mentre era in corso il consiglio di amministrazione dell’istituto che stava approvando i conti del 2014. Gli ispettori, a quanto si racconta, si sono presentati nella sala del Cda con in mano il decreto ministeriale del Tesoro e il mandato di Banca d’Italia. C0nsiglio azzerato, corsa finita. A quel punto è seguito un colloquio con i vertici societari – che vedono tra i vicepresidenti il padre del ministro Maria Elena Boschi – e con i sindacati, che avrebbero avuto rassicurazioni sulla validità dell’accordo sottoscritto col management nel weekend, che prevede l’uscita di alcune centinaia di uscite volontarie.
Non che la decisione del Ministero dell’Economia, maturata ieri su indicazione di Banca d’Italia, fosse del tutto inattesa, visto che la banca è dal 2013 nel mirino degli ispettori di Palazzo Koch. Una possibile via d’uscita alla crisi in cui versa la banca spuntò nel maggio scorso, quando la Popolare di Vicenza lanciò un’Opa di un euro ad azione (quasi il doppio della valutazione dei giorni scorsi) richiedendo però la trasformazione in Spa. L’offerta vide però la levata di scudi della politica locale, che si tradusse in un nulla di fatto. Con la contro-proposta, da parte della banca all’indirizzo di Bankitalia, di cercare un nuovo partner e di procedere alla trasformazione in Spa. Un’operazione, quella dell’accompagnamento verso un’aggregazione, che ora dovranno gestire i commissari straordinari.

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