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Banca d’Italia Visco gioca sull’asse Roma-Francoforte Via Nazionale e la vendita del palazzo Tutti dobbiamo impegnarci nelle riforme: imprese, lavoratori, banche, istituzioni

Signori partecipanti… Venerdì mattina, alle 10.30, con un giorno d’anticipo rispetto alla tradizione del 31 maggio, Ignazio Visco aprirà con le sue Considerazioni finali l’annuale assemblea della Banca d’Italia. Si tratta della sua terza assemblea da governatore, il giro di boa del suo mandato. Tre considerazioni finali, tre diversi scenari economici, tre differenti interlocutori politici – il governo Monti nel maggio 2012, quello Letta nel 2013 e ora nel 2014 quello Renzi – a cui fare riferimento e a cui indirizzare sollecitazioni, critiche e riconoscimenti nella veste di einaudiana memoria di «Consulente indipendente e fidato» delle istituzioni e dell’opinione pubblica. 
Difficoltà
Certo negli ultimi mesi Visco avrà fatto fatica a far valere tale ruolo, visto che la Banca d’Italia è finita a più riprese nel polverone delle polemiche politiche, forse estremizzate da una campagna elettorale particolarmente aggressiva e certamente poco propensa a cogliere le distinzioni delle analisi degli economisti di Palazzo Koch. I quali tuttavia – e anche i recenti interventi di Visco, più puntuali e diretti, lo dimostrano – stanno cercando di cambiare linguaggio e tempi della comunicazione. Se non altro per dare contezza di tutta quella parte di attività che la Banca svolge all’interno dell’eurosistema per difendere la stabilità finanziaria. Non per nulla, quest’anno, la relazione sull’attività svolta – nei cinque settori di intervento, dalla banca centrale alla vigilanza – sarà più ricca di informazioni e dettagli di quella dello scorso anno anche sulle vicende più delicate del mondo bancario e assicurativo.
I nodi
La Banca d’Italia è finita sotto i fari della polemica politica in più occasioni. In Parlamento nel corso della discussione, particolarmente aspra, sul riassetto proprietario dell’Istituto con gli esponenti del Movimento 5 stelle e della Lega sulle barricate per impedire, senza esito, l’approvazione del provvedimento e più recentemente quando è stata ricompresa nel perimetro della Pubblica amministrazione nel provvedimento che pone un tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici. Certo, in questo caso la decisione di agire è stata lasciata all’autonomia del Direttorio, ma il fatto stesso di aver sollecitato la Banca – che non pesa finanziariamente sullo Stato e che risponde alle regole del sistema europeo delle banche centrali – a seguire le indicazioni impartite ai ministeri e alle società pubbliche non quotate senza neanche ottenere prima il parere della Bce (Banca centrale europea) non è stata presa bene da Visco. In campo bancario infine ha sorpreso – è forse la prima volta che un evento simile si verifica – la rivolta anti-Bankitalia dell’assemblea di Veneto Banca che a Palazzo Koch hanno fatto rientrare nella più ampia sfida sulla governance che si è aperta, soprattutto all’interno del sistema del credito cooperativo, dopo l’adozione delle nuove disposizioni della Vigilanza.
La novità
La prossima assemblea è la prima che si svolge con le norme del nuovo statuto che accolgono il riassetto proprietario. La riforma, che Visco tornerà a spiegare nei dettagli anche per chiarire gli interrogativi emersi nel convulso iter parlamentare di approvazione, non è ancora entrata a regime, deve esplicare quasi tutte le sue indicazioni ma è fuor di dubbio che le banche partecipanti – pur conservando i precedenti equilibri – siano titolari di quote rivalutate, grazie all’aumento del capitale della Banca dai simbolici 156 mila euro a 7,5 miliardi, e abbiano aspettative di un miglioramento nella riscossione dei dividendi che saranno calcolati in maniera del tutto diversa da prima fino ad un massimo del 6% del capitale, ma che saranno determinati dalle effettive condizioni di bilancio.
I messaggi
Visco svolgerà le sue Considerazioni finali a pochi giorni dall’esito delle elezioni europee, quando la politica sarà ancora impegnata a discutere ed esaminare i nuovi equilibri che si saranno creati a Bruxelles e ai riflessi sul governo. Difficilmente quindi il governatore affronterà temi che possano in qualche modo sovrapporsi al dibattito fra i partiti. Le sue analisi saranno, questa volta più che in altre, quelle proprie del banchiere centrale e i suoi suggerimenti seguiranno il tragitto da lui indicato negli ultimi interventi: ripercorrere l’evoluzione dell’economia negli ultimi dodici mesi – l’ uscita dalla recessione per fermarsi in una stagnazione che vede i segnali della ripresa restare fragili e soprattutto concentrati solo su alcune aree del Paese – sarà per lui l’occasione di ribadire la necessità di «azioni su vari fronti». Si parte dalle imprese che dovranno trovare forme di finanziamento alternative al credito bancario, allargare le dimensioni e puntare all’innovazione dei prodotti e all’internazionalizzazione dell’attività. Per passare alle riforme – volte alla semplificazione dell’attività economica e produttiva nonché all’efficienza della Pubblica amministrazione e della giustizia – che Governo e Parlamento dovranno completare senza perdere di vista l’obiettivo di equilibrio dei conti e di riduzione del debito pubblico. In quest’ottica per il governatore restano prioritarie, in una ricomposizione delle voci di bilancio, la spending review , le misure per la crescita e gli investimenti. Tra questi ultimi restano al primo posto – ed è il refrain del governatorato di Visco – gli investimenti in conoscenza: dall’istruzione, alla ricerca, all’innovazione. Ma è alle banche che Visco continua a guardare con grande attenzione. Anche perché è al progetto dell’Unione bancaria, a cominciare dalla Vigilanza unica in capo alla Bce, che Visco vedrà legato il suo mandato in Banca d’Italia. Su questo terreno sono stati fatti molti progressi – ha riconosciuto recentemente lo stesso governatore – con gli istituti di credito italiani protagonisti di un grande sforzo di capitalizzazione che dovrebbe aver loro assicurato la promozione agli esami sui bilanci dell’Eurotower prima dell’avvio del nuovo sistema di supervisione europea in novembre.
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