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Banca d’Italia: modello Ciampi per Visco

di Stefania Tamburello

Tre mesi sotto pressione. Vissuti quasi in apnea per fare fronte all'urgenza della crisi che ha rischiato di far crollare l'Italia. Se si cerca di descrivere il primo tratto di strada di Ignazio Visco alla guida della Banca d'Italia, non si può che ricorrere all'immagine di un percorso obbligato. Compiuto in prima fila nelle scelte di politica monetaria della Banca centrale europea ed in quelle, ugualmente difficili, di risanamento economico del governo guidato da Mario Monti. Due ruoli ben diversi fra loro, ovviamente, ma che hanno richiesto entrambi un impegno a tempo pieno del governatore.
Nuovo vecchio corso
Non è il caso quindi di ricercare segni particolari del nuovo corso di Palazzo Koch, dopo l'era di Mario Draghi trasferitosi a Francoforte alla guida della Bce, perché negli uffici dell'edificio che domina via Nazionale guardando a distanza il Quirinale, finora non si è pensato ad altro che ai mercati imbizzarriti, ai conti pubblici da riequilibrare e all'Europa disunita. L'impegno non si è ancora attenuato, anche se l'Italia, come ha detto Monti, sta uscendo dalla zona d'ombra e se comunque si è chiusa la fase delle misure di intervento di aggiustamento di bilancio. Visco però ha finito il suo periodo di clausura: l'intervento, sabato scorso, all'assemblea dei tesorieri del Forex, che è il primo appuntamento importante dell'anno, rivolto alle banche da lui esortate a non far mancare risorse all'economia visto che i problemi di liquidità sono stati risolti dai prestiti della Bce. E soprattutto l'esordio come governatore al vertice del G20, la prossima settimana a Città del Messico, lo proiettano sulla scena pubblica e lo consegnano ad una maggiore visibilità.
Unità di visione
I tratti fondamentali della sua gestione Visco li ha già rivelati assieme al suo carattere riservato, a volte spinoso, e sistematico. Forse non ha avuto molte possibilità di scelta, vista l'urgenza della situazione, ma certo il suo ruolo di stretto consulente del governo Monti è significativo. Lo stesso premier ha avuto modo di riconoscerlo e segnalarlo ad ogni tappa di intervento normativo: dalla correzione dei conti pubblici, alle liberalizzazioni alle semplificazioni. Visco ha messo a disposizione dell'esecutivo, dati, cifre, ricerche, proposte, frutto del lavoro complessivo della squadra di economisti ed esperti della Banca. Sono stati tutti coinvolti nella tradizione del lavoro corale che era stata propria dell'ex governatore Carlo Azeglio Ciampi. A cominciare dal Direttorio, completato con l'arrivo di Salvatore Rossi al fianco di Anna Maria Tarantola, di Giovanni Carosio e del Direttore generale Fabrizio Saccomanni.
Il nodo dei consumi
Il contributo della banca centrale traspare in ogni intervento del governo: nell'inevitabile (per aggiustare in tempi rapidi il bilancio) scelta di aumentare le imposte gravando sui consumi — e quindi agendo sull'Iva evitando i prodotti di maggiore utilizzo — piuttosto che sull'impresa. Nel ritorno della tassazione sulle case che è un'imposta patrimoniale anche se non colpisce tutte le grandi ricchezze, che però — stando agli studi di Bankitalia — sono difficili da individuare. Vuoi perché fanno riferimento a società, che cambiano, e non a persone fisiche, vuoi perché tali società spesso sono registrate all'estero. E poi ancora nell'insistenza con cui il governo cerca di spingere l'acceleratore delle liberalizzazioni sui servizi. Visco ne è convinto: per far recuperare produttività e competitività alle imprese e quindi riavviare la crescita economica bisogna agire sul breve termine alleviando il peso fiscale su imprese e lavoro e, ancora di più, sul medio e lungo periodo puntando su investimenti e innovazione ma anche sull'efficienza dei servizi amministrativi, professionali, bancari, finanziari e distributivi.
Euro, unica via
La scarsa crescita del paese e la necessità di riavviarla è del resto un tasto che la Banca d'Italia preme da anni. Visco insiste con uno sguardo allargato all'economia reale ed un'attenzione particolare al contributo dell'istruzione e della conoscenza. Su questi temi proseguirà la collaborazione col governo, a cui il governatore attribuisce un valore tecnico ben distinta dalla responsabilità delle scelte politiche che spettano all'esecutivo, al Parlamento e ai partiti. Il tratto fondamentale della Banca d'Italia, ha detto a più riprese, «è l'indipendenza di giudizio», che vuol dire anche «autorevolezza e credibilità». Quanto al suo ruolo, chi lo ascoltava alla presentazione del libro di Carlo Azeglio Ciampi A un giovane italiano giovedì sera a Montecitorio, è rimasto colpito dall'enfasi e dall'assoluta condivisione con cui ha ricordato la «passione di cittadino al servizio dell'interesse generale» dell'ex capo dello Stato e il suo sentire «come dovere civico» gli incarichi assunti nel corso della vita. L'impegno di civil servant, quindi innanzitutto. Come consulente del governo ma anche come banchiere centrale, convinto che l'euro sia stato un successo da difendere a tutti i costi e che all'Europa manchi ancora la necessaria unità di indirizzi e di gestione politica.

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