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Banca d’Italia: la prima volta di Visco, pressing sugli istituti

Saranno, quelle di Ignazio Visco, «Considerazioni finali» piene di novità. È l’unica cosa certa che si può dire senza timore di sbagliare sulla relazione che il governatore illustrerà all’assemblea della Banca d’Italia, il 31 maggio. La prima per lui che si è insediato sulla poltrona principale di Palazzo Koch a novembre. Di interventi pubblici, di un certo peso, finora ha svolto solo quello all’assemblea dei tesorieri e cambisti di Assiom-Forex e quindi l’attesa è giustificata.
La prima novità rispetto al 31 maggio di un anno fa, quando nel Salone dei Partecipanti la parola è stata presa da Mario Draghi, è proprio il governatore, Ignazio Visco, un personaggio per molti versi ancora poco conosciuto, riservato e chiuso, che non sembra amare la ribalta dei discorsi pubblici e che non esita ad insistere sulle spiegazioni più tecniche quando si sente pressato dalle domande di chi vorrebbe saperne di più.
In coro
Le sue «Considerazioni Finali» sono state elaborate e scritte nel modo più tradizionale seguito in Banca d’Italia — quello, tanto per intendersi, caro all’ex governatore ed ex Capo di Stato Carlo Azeglio Ciampi — che fa ricorso al contributo corale dei vari uffici della Banca. Riunioni giornaliere per rileggere, limare, aggiungere particolari fino alla stesura del testo finale che comunque, ed è stato così per tutti i predecessori di Visco, viene perfezionato dal governatore. Il quale da la sua personale impostazione all’intervento.
L’asse
La seconda novità riguarda il ruolo assunto dalla Banca d’Italia da quando Visco ha sostituito Draghi. Ma il cambiamento che c’è stato non dipende dall’inquilino di Palazzo Kock bensì da quello di Palazzo Chigi. Con Silvio Berlusconi premier e Giulio Tremonti ministro del Tesoro, la Banca guidata da Draghi era un «consulente inascoltato», poco richiesto per analisi e suggerimenti anche tecnici.
Con l’arrivo di Mario Monti il rapporto è totalmente cambiato: le analisi della banca centrale sono state sin da subito utilizzate come supporto dell’azione del nuovo governo. Ed è stato, ed è tuttora, Visco in prima persona a sostenere il confronto con Monti, anche se tale contributo non sembra trasparire in tutta la sua portata dall’azione del premier e dell’esecutivo. Il passaggio di consegne dell’uno e dell’altro, Monti e Visco, a Palazzo Chigi e a Palazzo Koch, nella fase di maggiore difficoltà per l’economia italiana, gli ultimi due mesi del 2011, ha facilitato l’intesa. L’urgenza dell’azione politica per tirare in salvo l’Italia dal precipizio in cui stava per piombare sotto il peso della speculazione e della sfiducia sulla tenuta del debito sovrano, ha infatti richiesto uno sforzo comune tale da non consentire distinguo o ritirate.
Recessione
Ed ecco le ultime due novità che sono esterne. La recessione innanzitutto che avvolge l’Europa, ma colpisce soprattutto l’Italia e che un anno fa non c’era anche se le cose non andavano certo alla grande. Complica tutto, rende avveniristico non solo l’obiettivo già non facile nel maggio 2011, di «una ripresa sostenibile e duratura» ma anche quello di una crescita tout court del Pil. Per non parlare dell’occupazione e dei giovani che invecchiano nel cercare un posto di lavoro e un reddito in grado di renderli autonomi.
Stabilità
Il ritorno, in secondo luogo, dell’allarme sulla fragilità del mercato finanziario e delle banche in particolare, che ha preso la scena nel panorama delle preoccupazioni e che rende centrale l’azione della Banca d’Italia, come responsabile della Vigilanza, e più in generale della politica monetaria, all’interno dell’Eurosistema guidato dalla Bce, a cui partecipa anche con l’analisi economica e la ricerca.
Ed è proprio in questo campo — della stabilità finanziaria e della politica monetaria — in cui il ruolo della Banca d’Italia è di protagonista, che Visco potrebbe insistere e soffermarsi con più attenzione. Piuttosto che su quello dell’economia reale e della congiuntura dove invece è di consulente, importantissimo, ma sempre di supporto.
Il governatore, insomma, parlerà soprattutto da banchiere centrale che ha responsabilità importanti ma non può che affidarsi al governo e ai governi, sollecitandoli certo, per le decisioni della politica. Decisioni che richiedono in questo momento un rafforzamento della governance europea, un’azione più unitaria ed efficace per rispondere alle crisi e riavviare la crescita. Gli argomenti non mancano: dagli interrogativi sull’adeguatezza del capitale degli istituti italiani a quelli, molto sentiti nel mondo imprenditoriale, sulla reale disponibilità di credito a sostegno dell’economia da parte delle banche.
Visco non farà mancare il suo pressante invito al sistema perché ritorni a dare slancio ai prestiti alle famiglie e alle imprese senza rinunciare però all’analisi del merito di credito. Così da evitare di aumentare la zavorra dei finanziamenti incagliati e in sofferenza in grado di minare i conti economici già soffocati dai costi e dalle svalutazioni degli attivi. Ma difenderà anche la politica della Bce di fornire liquidità alle banche, con le due mega aste a tre anni, per evitare, come è avvenuto, il ben più grave pericolo di una strozzatura assoluta del credito per mancanza di fondi visto che la crisi ha prodotto non solo la paralisi dell’interbancario ma anche la diffidenza dei grandi investitori istituzionali d’oltreoceano.
Il fabbisogno di capitale, quindi, con l’assicurazione dell’impegno a rispettare gli adeguamenti richiesti dall’Eba, l’autorità di vigilanza bancaria europea, e quelli imposti da Basilea 3. E con la richiesta alle banche coinvolte nel processo di ancorare a questi obiettivi le politiche dei dividendi e di remunerazione dei manager.

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