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Banca d’Italia: il sistema è solido

La carenza di capitale evidenziata per le banche italiane è perfettamente gestibile senza aiuti pubblici, deriva interamente dall’esito degli stress test e non dalle capillari verifiche condotte sulla situazione dei bilanci (in base alle quali non c’è shortfall). E la prova di stress, nel nostro caso, penalizza fortemente un Paese che è già da tempo in recessione.
Tengono a fissare questi “paletti” i dirigenti della Banca d’Italia per l’analisi delle pagelle rilasciate dalla Bce, che vanno lette insieme alle necessarie integrazioni apportate dalle autorità di vigilanza nazionali. Sulla base delle suddette integrazioni, si riduce drasticamente lo shortfall individuato dalla Bce per le banche italiane in base ai dati 31 dicembre 2013 (un fabbisogno di 9,7 miliardi per 9 banche italiane su 25 aziende di credito di Eurolandia). Esso scende, infatti, dapprima a 3,3 miliardi per quattro banche italiane, se si tiene conto solo delle principali misure di rafforzamento condotte nel 2014. Ma, considerando anche gli add on e altre misure di rafforzamento patrimoniale effettuate dalle aziende di credito e approvate dalla Banca d’Italia quest’anno, come le cessioni di rami di attività, si arriva a due sole banche in difetto. E si tratta di quelle che da tempo sono in stato di convalescenza, ovvero Monte dei Paschi (per la quale servono 2,1 miliardi) e Carige (814 milioni).
«Certo», ha riconosciuto il membro italiano del supervisory board della Bce, Fabio Panetta, nel corso della conferenza stampa tenuta ieri a via Nazionale insieme al direttore generale della Banca, Salvatore Rossi, «lo shortfall italiano non è tra i migliori ma, per avere un riferimento macroeconomico, 2,9 miliardi di euro sono soltanto lo 0,2% del Pil».
Tra i motivi che hanno penalizzato il sistema italiano ci sono state sicuramente le sfavorevoli condizioni macroeconomiche di partenza: il taglio del Pil previsto dallo scenario avverso dello stress test è risultato «molto più doloroso per noi», è stato sottolineato, rispetto a chi ha un’economia in crescita. «Se si fosse trattato di una corsa di cavalli», ha fatto notare il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, «sarebbe stato come partire con l’handicap».
Da questo punto di vista, Bankitalia ricorda che il nostro Paese sinora ha registrato un volume di aiuti di Stato nettamente inferiore a quello del resto d’Europa.
In tutto sul sistema bancario sono stati riversati interventi pubblici per 4 miliardi, a fronte, per esempio, dei 250 miliardi ottenuti negli scorsi anni dalla Germania, dei 60 miliardi di cui ha beneficiato la Spagna, dei 50 di Irlanda e Paesi Bassi. «E questo», ha osservato Panetta, «è un motivo di vanto». Inoltre, ha rilevato l’alto dirigente di Palazzo Koch, «è vero che il nostro risultato è peggiore rispetto a quello di altri Paesi, ma tutte le banche italiane hanno superato l’Aqr», l’Asset quality review condotta sui bilanci reali.
A chi gli faceva notare il possibile paradosso di uno scenario teorico altamente improbabile, come quello avverso degli stress test, che ha però conseguenze reali importanti e forse non tutte positive, il dirigente Bankitalia ha risposto: «A volte il capitale necessario non è quello che ritieni ma quello che il mercato ti impone. In questo momento c’è scetticismo sulle banche europee, sulle nostre per i vincoli esterni della bassa crescita». Che fare, ora? Secondo l’esponente di Palazzo Koch le banche «devono fare il possibile e l’impossibile, tutti gli sforzi per tornare ad essere efficienti e non lesinare il credito». Tra le misure per l’efficienza, Bankitalia batte sulla necessità di «tagliare i costi e razionalizzare la rete». Ma «se non torna la crescita e non si abbatte la debolezza della domanda di credito, sarà difficile avere un sistema bancario solido nel medio lungo periodo».
Quanto al Monte dei Paschi, Panetta ha ammesso che «Mps, che è una banca in convalescenza con un programma di irrobustimento definito con la commissione europea e le autorità nazionali. È stata messa a correre i 100 metri mentre è in convalescenza e ha sofferto». E ha aggiunto: «Se ci fosse un’operazione che rendesse Mps più forte e permettesse di aumentare il suo sostegno all’economia non saremmo felici ma di più». «Eventuali carenza di capitali – ha concluso – potranno essere coperte mediante risorse private. In presenza di intermediari non in grado di intervenire sul mercato, si possono avere ipotesi di concentrazione».

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