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Banca d’Italia: Aperto il forziere Ecco chi sono i nuovi azionisti

La macchina si è ormai messa in moto, le prime quote sono passate di mano. Tra poco partirà anche il mercato secondario previsto dalla legge e così l’annosa questione della partecipazione al capitale della Banca d’Italia entro il 2016 sarà definitivamente risolta. Finirà quella che qualcuno considerava un’anomalia — in verità un fatto puramente formale risalente agli albori dell’istituto centrale e poi via via ingigantitosi attraverso le fusioni bancarie — dei vigilati che partecipano al capitale della vigilante. Un mercato che potrebbe cambiare, sia pure parzialmente, fisionomia dell’istituto centrale, fermo restando che la Banca d’Italia resta un istituto di diritto pubblico (lo è dal 1936) su cui nessun privato può esercitare influenze sulle attività istituzionali.
Maggioranze
Da soli i colossi Intesa Sanpaolo e Unicredit avevano fino a pochi giorni oltre il 50% delle quote rappresentative del capitale di Bankitalia. Ora ne hanno dismesso una parte — Intesa Sanpaolo il 5,7%, Unicredit il 3,4% — a una cordata di fondi istituzionali e fondazioni individuati dagli advisor Rothschild, Unicredit Cib e Banca Imi. Insieme con le due banche ha venduto lo 0,86% anche Generali, e lo stesso aveva fatto Allianz a fine settembre cedendo lo 0,3% a Bcc Roma, Banca Sella, Banca Sistema, Eurovita.
In totale è passato di mano poco più del 10% del capitale di Bankitalia, pari a 750 milioni di euro, visto che le quote sono state cedute al valore nominale di 25 mila euro ciascuna. Complessivamente il capitale di Bankitalia è di 7,5 miliardi di euro, rivalutato di recente dallo storico valore nominale del 1936 di 156 mila euro (300 milioni di lire di allora).
Ad acquistare sono stati i fondi di previdenza Inarcassa (architetti e ingegneri, ora al 3%), Cassa Forense (avvocati), Enpam (medici e odontoiatri), Enpaia (impiegati e dirigenti dell’agricoltura), Cassa Ragionieri, la fondazioni Manodori, la fondazione Carpi e la Banca del Piemonte.
«L’investimento è di straordinaria importanza nel panorama economico e finanziario italiano», ha commentato il presidente di Inarcassa, Giuseppe Santoro, «per Banca d’Italia, le Casse e l’economia del Paese. Ed è la prima volta che gli enti di previdenza privatizzati si alleano per compiere un’operazione “di sistema”».
Obiettivo finale, entro il 2016, per tutti i soci maggiori è scendere entro il 3% delle quote, come prevede la legge del 2014. Attualmente sono oltre quella soglia i due colossi bancari, il Leone di Trieste, l’Inps (5%), Cr Bologna (6,2%), Carige (4,1%). I prossimi ad alleggerirsi dovrebbero essere proprio l’istituto ligure e Inps.
Complessivamente circa il 40% del capitale di Banca d’Italia è destinato a passare di mano attraverso il meccanismo di mercato secondario che si sta per costituire. Questa è la seconda novità del processo, che partirà il 18 gennaio 2016 con la dematerializzazione dei titoli e l’accensione di un conto in Monte Titoli. Il passaggio agevolerà lo scambio su una piattaforma per la negoziazione delle quote, che verrà creata a questo scopo.
Chi è entrato nel capitale è entusiasta: «Sono onorato», ha detto Camillo Venesio, amministratore delegato della Banca del Piemonte, che ha rilevato una quota dello «zero virgola e qualcosa».
Opportunità
Ma il vantaggio non è tanto (o non solo) nel far parte di un club esclusivo quanto nei rendimenti che Bankitalia può offrire. «È un ottimo investimento», ammette Venesio. La legge fissa una redditività massima del 6% (del capitale, cioè 7,5 miliardi) ma il governatore Ignazio Visco ha collocato l’asticella fra il 4% e 5%. L’ultima cedola è stata di 340 milioni. Non poco, essendo un ritorno dall’investimento con rischi minimi e decisamente sostenuto, in una fase storica di tassi a zero.
Naturalmente non tutti possono entrare a far parte di questo club, composto finora da 60 soggetti, in prevalenza bancari (ma ci sono anche assicurazioni, oltre a Inps e Inail), anche con quote minimali (ne ha appena 2 la Banca del Monte di Lucca). Formalmente Palazzo Koch è estranea alle dinamiche di questo mercato ma l’ultima parola spetta comunque al Consiglio superiore della Banca d’Italia, che deve verificare la sussistenza dei requisiti per diventare titolare delle quote. Per le operazioni di fine novembre il Consiglio si riunirà il 18 dicembre. Sarà il primo — si presume scontato — banco di prova.
Chi saranno i prossimi acquirenti? Il mondo cui si guarda è quello delle fondazioni e dei fondi pensione privati. «L’investimento delle Casse rappresenta la volontà del sistema di agire in modo compatto, i tempi sono maturi per far nascere uno strumento di investimento sull’economia reale», ha dichiarato Andrea Camporese, presidente dell’Adepp, l’associazione degli enti previdenziali privati. Per gli enti si tratta di un salto di qualità, fa capire Giuseppe Scolaro, vicepresidente della Cassa dei Ragionieri (ora allo 0,5%): «L’acquisto del 10% costituisce una prima opportunità rilevante per le Casse dei professionisti, che potranno richiedere la convocazione dell’assemblea di Bankitalia e, magari, partecipare anche alla formazione del Consiglio direttivo».
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