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Banca d’Inghilterra sulle orme della Fed

Sarà per l’accento arrotato del Nord America, sarà per la clemenza dell’anagrafe, sarà per la silhouette affilata, sarà per il look da banker più che da central banker, ma con l’arrivo di Mark Carney al vertice, la Banca d’Inghilterra ha messo la minigonna. Rispetto all’enfatico umorismo upper class britannico tanto caro a Mervyn King, il nuovo governatore, reduce dal medesimo scranno canadese, accompagna quello che dice con quello che sembra.
Svolta doveva essere e svolta è stata, nella forma e nella sostanza, con una politica monetaria che guarda all’occupazione come indicatore di un’autentica ripresa, senza abbandonare il target dell’inflazione al 2%. Sarà tenuto sotto controllo con un poco di distrazione, fino a quando, almeno, il tasso di chi non ha lavoro sarà sceso al 7%. Solo allora, ovvero non prima del 2016, ha detto Mark Carney nel presentare il suo primo inflation report e la summa del suo pensiero, potrà essere preso in considerazione dal Comitato di politica monetaria della Bank of England un rialzo dei tassi, oggi al minimo storico dello 0,5%. Sarà mantenuto anche il quantitative easing a 375 miliardi di sterline.
Il governatore dice oggi quello che farà domani, adottando la forward guidance, la sistematica informazione ai mercati della strategia adottata. È questo l’elemento nuovo che Mark Carney ha introdotto a Londra, trasferendo oltre Atlantico quanto faceva in Canada e quanto ha fatto Ben Bernanke negli Usa. L’obiettivo è evitare equivoci, far sapere agli operatori quale è il tragitto del costo del danaro, spuntare le armi della speculazione, dare all’economia reale maggiore certezza sull’accesso al credito. Ieri, però, Mark Carney non è riuscito nel suo intento. Non del tutto almeno, a vedere l’andamento della sterlina – dopo una correzione al ribasso è rimbalzata – e la reazione globale dei mercati, convinti che i tassi dovranno salire prima del previsto. Il motivo dell’effetto paradosso va ricercato nelle vie di fuga che il governatore ha aggiunto al suo pensiero. La fermezza sui tassi da qui al 2016, quando la BoE prevede che la disoccupazione calerà dal 7,8% di oggi al 7% ipotizzato, potrà flettere se si verificheranno tre condizioni: se la Banca considererà probabile che nei successivi 18-24 mesi l’inflazione sia destinata a superare il 2,5%, lo 0,5% in più del target; se le attese di medio termine sull’andamento dell’inflazione stessa dovessero crescere in modo preoccupante; se tassi ai minimi per un periodo tanto prolungato dovessero rappresentare una minaccia alla stabilità finanziaria. Tre condizioni che impallinano la forward guidance ? È quello che sembrano aver percepito i mercati e sarà curioso capire, nei prossimi giorni quando saranno diffusi i verbali della riunione, se le clausole siano il frutto di un compromesso all’interno del Comitato di politica monetaria, organo collegiale e non monocratico come è in uso in Canada, dove l’ex banchiere di Goldman Sachs dominava fino a qualche mese fa. «Tutto era atteso – ha commentato Ned Rumpletin di Standard Chartered – eccetto le postille aggiuntive. Il risultato è una forward guidance troppo debole».
Pensiero condiviso dai più e forse inevitabile in un quadro di relativa vaghezza come quello che da qualche giorno avvolge il destino economico del Regno Unito. Mark Carney ha riconosciuto ieri che «c’è un livello di crescita che appena si avvicina agli standard di sviluppo medio» e ha escluso che l’economica inglese sia «in accelerazione verso la fuga». Troppi indicatori, a cominciare dalla creazione di posti di lavoro, suggeriscono che i margini di ulteriore progressione sono ampi. «Ci può essere sollievo – ha commentato il governatore – ma ben poca soddisfazione per la crescita economica». Nonostante il terzo trimestre prometta di chiudere con uno più 0,6% del Pil come nel secondo trimestre sulla scia del boom dei servizi, spina dorsale dell’economia inglese, in progressione come mai da sei anni a questa parte. Nonostante tutti stiano rivedendo al rialzo, BoE compresa, i tassi di crescita dell’economia sia per il 2013 sia per il 2014.
Un miraggio per Mark Carney? No. Semplicemente non è abbastanza per frenare gli stimoli garantiti da politiche monetarie non convenzionali. Avanti tutta quindi. A meno che…non accada l’improbabile, ma non l’impossibile.

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