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Banca del Mezzogiorno Le illusioni perdute

Doveva essere la Mediobanca del Sud, ma aspetta ancora l’iniezione di capitale di 100 milioni promessa dal Tesoro. Ha chiuso il 2012 in utile di 7,1 milioni a dispetto della perdita di 1,8 milioni prevista, ma ha un erogato (i prestiti) dimezzato rispetto alle attese (161 milioni contro 300). Doveva, infine, sostenere le Pmi meridionali, ma ha allargato l’orizzonte dei finanziamenti alle grandi aziende sotto il Rubicone. Fra i contatti risultano Fiat (Pomigliano e Melfi), Ansaldo e Fincantieri: tutte ritenute campioni della ricerca e sviluppo perciò meritevoli di credito di Stato, come la quotata Engineering.
Fra le 400 aziende «minori», già finanziate, ci sono poi la Grimaldi dei traghetti e la De Cecco degli spaghetti, più l’Acquedotto pugliese (almeno 20 milioni il mese scorso). Valutati e poi bloccati i prestiti a Enel GreenPower (sui 30 milioni) e Enav (la metà) per questioni tecniche, però: sono parti correlate soggette alla normativa sui rischi della Banca d’Italia. Procedura complessa.
La Banca del Mezzogiorno (Bdm) posseduta al 100% dalle Poste, cioè dal ministero dell’Economia, e presieduta da Massimo Sarmi, che di Poste è l’amministratore delegato, non è congelata, è partita, fa utili e lavora. Ma ha un orientamento diverso, forse, da quanto ci si aspettava.
Lampedusa e spread
Operazioni come l’Enel (GreenPower, quella dell’energia solare) e l’Enav che controlla il traffico degli aeroporti (per esempio Lampedusa), sono ritenute compatibili con la sua missione, perché riguardano il rilancio del Sud. Ma hanno fatto sollevare un sopracciglio a chi riteneva che la neonata Bdm — patrocinata dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli e dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca come banca di sviluppo sul medio lungo termine — dovesse sostenere soprattutto le Pmi e con strumenti diversi dai prestiti. Uno è il Fondo centrale di garanzia, che Bdm gestisce e da più parti si chiede ora di rafforzare, perché consente alle banche di prestare soldi senza intaccare il patrimonio (articolo a pagina 18).
Ma le Pmi sono finite in minoranza. Dei 750 milioni di finanziamenti messi a budget dalla Banca del Mezzogiorno per quest’anno (il quintuplo del 2012) solo 100-150 milioni, il 20%, sono destinati alle piccole e medie imprese (obiettivo 9 mila aziende); 400 milioni (il 53%) sono rivolti a circa 400 grandi imprese; e i restanti 200 milioni (il 27%) sono per erogare mutui e prestiti con cessione del quinto dello stipendio ai dipendenti delle Poste.Il fatto ha una sua logica: con questi finanziamenti ai dipendenti delle Poste si abbatte il rischio di credito (+17,5% le sofferenze bancarie in un anno, dato Banca d’Italia) e s’incassa di sicuro (lo spread Bdm è del 10% sul «quinto», del 3% sui mutui). Inoltre è vero che con le grandi aziende affiancate alle piccole si può anche supportare la crescita del Paese (se il finanziamento è ben gestito e destinato). Il punto è un altro: la Banca del Mezzogiorno pare orfana del Tesoro, il suo azionista.
Il giro di poltrone
In assenza di direttive, la guida è salda nelle mani di Sarmi che, con l’amministratore delegato Pietro D’Anzi, ex Barclays, punta quest’anno a 7,6 milioni di utile, definisce i piani, ricostituisce i consigli d’amministrazione.
Dei tre consiglieri che si sono dimessi il 7 marzo — il vicepresidente Andrea Montanino (direttore esecutivo per l’Italia al Fondo monetario), l’economista indipendente Maurò Maré e Franco Carraro (eletto senatore) — due erano rappresentanti del Tesoro (Montanino) o ad esso vicini (Maré). Ma all’assemblea del 18 aprile, il Tesoro non ha inserito nessuno dei suoi. Così sono entrati Andrea Peruzy, segretario generale della Fondazione Italianieuropei presieduta da Massimo D’Alema (e consigliere Acea); e due manager delle Poste, Paolo Stanzani Ghedini e Paolo Martella. Una necessità, ritiene Sarmi: in attesa d’indicazioni e nomi dal Tesoro, si doveva ricostituire in fretta il numero legale dei consiglieri. Ora nulla vieta, però, al nuovo governo di inserire (o aggiungere) il rappresentante del Tesoro. E anche di decidere che vuole fare del Fondo centrale di garanzia, che ha ricevuto 60 mila domande nel 2012 ed è ritenuto strategico da Sarmi e D’Anzi (ma il vertice è appena stato depotenziato).
L’altra emergenza è ottenere dal Tesoro l’aumento di capitale di 100 milioni sempre rimandato, «per poter lavorare come una banca», dice qualcuno. La linea di Sarmi, comunque, è chiara: Bdm è un soggetto vigilato e ha un obiettivo di redditività. Si vedrà se finanziare anche Fiat o Finmeccanica è la via per raggiungerlo.

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