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Banca del Fucino, salvataggio in salita. Barents si ritira

Tutto da rifare per Banca del Fucino, la banca fondata nel 1923 dai principi Torlonia a Roma, da mesi in ballo con la società di riassicurazione di Panama, Barents Re, per un ingresso nel capitale che equivale a un salvataggio. Da aprile, però, è cambiato il mondo e la due diligence non ha sciolto i dubbi dei potenziali acquirenti. Così ieri è stata ufficializzata l’interruzione della trattativa con Barents (rappresentata da Giancarlo Innocenzi Botti, ex sottosegretario nel governo Berlusconi II), che prevedeva un aumento da 50 milioni, di cui 20 milioni versati dai Torlonia, e la cessione di 300 milioni di crediti deteriorati. Ufficialmente, per «divergenze sui piani futuri». In realtà sembra che serva più capitale — si dice fino a 65 milioni — per maggiori accantonamenti. Il piano B è già scattato: la banca, assistita da Rothschild, sta valutando l’ingresso di nuovi investitori, «già in fase avanzata», e il deconsolidamento «integrale» degli npl. La famiglia «supporterà» ancora la banca, ha detto il presidente Alessandro Poma Murialdo. Nei giorni scorsi si era parlato dell’interessamento del Fondo Interbancario volontario.

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